S. Donato,

il santo titolare della parrocchia

Secondo la tradizione Donato, Vescovo di Arezzo, fu martirizzato sotto Giuliano l'Apostata, il 7 agosto 362. Nativo di Nicomedia, era venuto a Roma ancora fanciullo con la famiglia. Un'antica leggenda, alla quale non viene riconosciuto valore storico, narra che Donato ebbe come suo compagno di studi lo stesso Giuliano. La coincidenza viene così commentata da S. Pier Damiani: "Ecco che nel campo del Signore crescono due virgulti, Donato e Giuliano, ma uno diverrà cedro del Paradiso, l'altro carbone per le fiamme eterne".

Sempre secondo la tradizione Donato, durante una persecuzione, fuggì da Roma e si recò ad Arezzo, ove visse nella penitenza e nella preghiera insieme al monaco Ilariano e con lui operò conversioni e prodigi. Ordinato prete dal vescovo Sàtiro si dette con fervore alla predicazione in Arezzo e nelle campagne circostanti, convertendo un gran numero di pagani. Alla morte di Sàtiro, Donato fu scelto a succedergli e venne consacrato vescovo di Arezzo da Papa Giulio I.

Tra i prodigi compiuti se ne ricorda uno in particolare, quello che venne poi interpretato da artisti dell'epoca e successivi a simbolo della figura del Santo. Si narra che durante una celebrazione eucaristica, mentre si svolgeva il rito della comunione ed il diacono Antimo stava distribuendo il vino consacrato ai fedeli con un calice di vetro, alcuni pagani entrarono in chiesa e gettarono a terra il calice che andò in frantumi. Donato raccolse allora tutti i frammenti di vetro che riuscì a trovare e ricompose il vaso; mancava una porzione di vetro del fondo, ma il calice continuò a servire alla sua funzione senza che il sacro liquido si disperdesse minimamente. Quattro settimane dopo Donato venne arrestato insieme al suo maestro ed entrambi vennero martirizzati: Ilariano nella città di Ostia il 16 luglio ed il vescovo (decapitato) in Arezzo il 7 agosto 362.

Ora le reliquie del Santo, dopo essere state a lungo conservate in un antico in un sobborgo di Arezzo, nel luogo ove sorse poi il Duomo vecchio, riposano nella cattedrale gotica della città toscana, in una celebre arca trecentesca (opera dell'aretino Giovanni Fatti e del fiorentino Betto di Francesco).

San Donato nella iconografia è rappresentato in vesti vescovili ed i suoi attributi sono il calice (allusione all'episodio del calice di vetro caduto e miracolosamente riparato) ed il drago (rappresentante il demonio da lui vittoriosamente combattuto).

Della originaria chiesa parrocchiale di S. Donato in Perugia, sita in via Vecchia (oggi via Ulisse Rocchi) ora non rimane più nulla se non una vaga immagine di facciata, resa però irriconoscibile dalla ristrutturazione del fabbricato, adibito nella sua parte inferiore a pizzeria. Dalla chiesa di S. Donato di città sono stati recuperati e consegnati alla nuova parrocchia di S. Donato all'Elce alcuni interessanti reperti, salvati dalla distruzione e dall'oblio: tra questi piace ricordare le due piccole campane che ora sono allocate, anche se mute, nella torre campanaria della nuova chiesa.

(da "All'Elce... con Don Nazareno", Copyright 1991: Parrocchia di S. Donato all'Elce - Perugia)