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Ogni figlio è parola




1. È il tema di questa "giornata per la vita", che la Chiesa italiana celebra da quando fu approvata la legge sull'aborto per ricordare a tutti che la vita è preziosa, è il più grande dono che ci sia stato fatto, viene da lontano e non è solo un gioco di ovuli e di spermatozoi, anche se questa base biologica è il necessario contributo della nostra libera e responsabile collaborazione. Ogni figlio che nasce, allora, è una parola d'amore che chiede di essere accolta, ascoltata, amata. Anzi, per un credente, ogni figlio è un'eco della Parola eterna di Dio, diventata uomo tra noi in Gesù. Senza queste "parole di carne" in una famiglia non c'è dialogo ma terribile solitudine, non c'è festa ma noia mortale, non c'è gioia di vivere ma tristezza infinita. Lo vediamo in tante nostre case, belle di tappeti e di marmi, abitate da vecchi immalinconiti e soli, senza l'allegria dei bimbi: sono soltanto sontuose cappelle funerarie per sepolti vivi! Il rifiuto della vita è punizione a noi stessi, alla società, alla stessa Chiesa. Lo dicono anche tante storie di persone ricche sfondate, che vivono di tranquillanti e finiscono suicide o folli, senza figli e senza amore.

2. Carissime famiglie qui convenute, aperte alla vita come mostra questo splendido giardino di bimbi, - in una società che non fa più figli, quali che ne siano le ragioni; - in una società che ama avere in casa cani e gatti anziché figli; - in una società che uccide la vita al suo nascere con l'aborto o la pillola dei giorni successivi (in Umbria gli aborti ufficiali sono ancora attestati su cifre preoccupanti, con un rapporto di abortività - e cioè di aborti sui nati vivi - tra i più elevati d'Italia) e non mostra segni di resipiscenza o almeno di intelligenza della tragicità della situazione; - in questa società umbra che sta già scrivendo il suo preannuncio di morte, voi siete un rimprovero, un esempio, una profezia.
a) un rimprovero anche alle coppie cristiane che seguono l'andazzo di una rumorosa opinione pubblica ostile alla vita, all'amore fedele e stabile di una coppia, all'eroismo quotidiano del dono di sé ai figli per aiutarli a crescere e per educarli nel santo amore e timore di Dio;
b) un esempio di come si possa raggiungere la fedeltà e la gioia dell'insieme, anche nella fatica delle responsabilità generative ed educative e della collaborazione quotidiana tra moglie e marito;
c) una profezia, e cioè una parola di giudizio sugli egoismi che danno morte, e una parola di evangelizzazione della vita, senza della quale non c'è né speranza né futuro né gioia. Gesù continua ad ammaestrare la gente dalla barca della piccola chiesa che è la famiglia, così come continua ad ammaestrarci dalla barca di Pietro, la Chiesa.

3.Vogliamo sin d'ora prepararci ad un nuovo incontro di famiglie normali intorno al Papa nel prossimo ottobre, per ricordare il XX anniversario di un prezioso documento sulla famiglia, la Familiaris Consortio. Vorremo ricordare a tutti che le famiglie normali ci sono ancora, grazie a Dio, hanno voce e vogliono farsi sentire anche dall'opinione pubblica, dalle autorità politiche sociali culturali economiche della nostra Italia. Vogliono maggior rispetto per sé e per i loro figli, per la loro normalità e per i loro sacrosanti diritti di educare i figli come loro compete, aiutati in questo compito dallo Stato, cui pagano regolarmente le tasse. Sono famiglie normali, come le prevede la Costituzione Italiana, e cioè fondate sul matrimonio tra un uomo e una donna, e sono una garanzia e una risorsa per lo Stato e per la nazione. In quella occasione la Chiesa affiderà loro l'esempio concreto di una santa famiglia normale, canonizzando insieme una coppia di sposi romani, i cui figli sono ancora viventi, così come ha dichiarato santi dei bambini (penso a Francesco Marto di 8 anni, e a Giacinta Marto di 9 anni) per la loro capacità di testimoniare la loro fede di bambini. E questo sarà un segnale molto importante per le coppie cristiane, che sentono tutta l'amarezza di una politica che dà loro ben poco, mentre rivolge tutta la sua attenzione ad unioni occasionali e stravaganti di basso profilo. Urge invece sostenere e difendere ad oltranza quelle famiglie che hanno il coraggio di assumersi pubblicamente tutte le responsabilità, anche giuridiche, di quella "società naturale" che è la famiglia, nel cui ambito si sprigiona il miracolo della vita così come Dio l'ha pensato e l'ha voluto.

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