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Grande Giubileo dell'anno 2000: Non abbiate paura di essere i santi del nuovo millenio!




In occasione del giubileo diocesano dei giovani (7 aprile 2000), l’arcivescovo mons. Giuseppe Chiaretti ha inviato ai ragazzi e alle ragazze della diocesi un messaggio di augurio e di speranza, per affrontare con coraggio il nuovo millennio dell’era cristiana.

Carissimi giovani,
il Giubileo è anno di riconciliazione. Abbiamo bisogno che Dio metta pace nella nostra vita, negli ambienti che frequentiamo, nel mondo intero: pace con Lui, pace tra di noi. Vi accorgete, infatti, che dentro di noi e intorno a noi il peccato produce divisioni, infelicità e disperazione. Il senso di vuoto e di solitudine che spesso vi prende non ne è forse tangibile conseguenza? Il Giubileo, in fin dei conti, è proprio l'offerta della possibilità di cambiare, di accogliere quella forza interiore che permette di vincere il male e di far germogliare il bene. Dio vuole per noi un mondo diverso! Il grande progetto del suo Regno, per il quale Gesù è morto e risorto, è sempre attuale e disponibile! Quei desideri di pace, di giustizia, di amore... che ognuno di voi porta ben radicati nel proprio cuore non sono utopie; e non sono nemmeno da vivere nel piccolo cabotaggio delle soddisfazioni quotidiane. Alla fine, non ci può bastare l'essere felici da soli - se mai questo possa accadere - in qualche isola fatta di buoni amici, di una serie di sicurezze, e forse anche di una certa piccola intimità con il Signore. Se ci pensate, vi accorgete che non vi è sufficiente essere a vostro agio nella cerchia degli amici, a fronte del disagio di vivere in una società in cui non vi sentite valorizzati; non vi basta appoggiarvi alle sicurezze della famiglia, di un buon lavoro o di uno studio soddisfacente, a fronte della grande paura di un futuro che appare incerto da molti punti di vista; non soddisfa il "vostro" Gesù, di fronte al Cristo dei Vangeli, che chiama a spendere tutta la vita per la sua stessa causa: quella del Regno di Dio. Non vi basta una vita "vivacchiata": desiderate una vita vissuta in pienezza, giocata fino in fondo per qualcosa per cui valga la pena anche perderla.
1. Tutto questo si chiama "santità". È una parola difficile, ma occorre tornare a dirla. Credo che la riconciliazione più urgente che voi giovani siete chiamati a vivere sia quella con la vocazione e l'ideale della santità. Che è poi la riconciliazione con il vostro futuro: la convinzione che sia possibile viverlo senza rinunce a ciò che si possiede di più caro; che sia possibile diventare ciò che - nell'intimo del cuore - si percepisce valga la pena essere. Il Papa vi invita a non aver paura di questo desiderio; non è altro che la voglia di essere autentici, di lasciarsi coinvolgere da ciò che sentite e sapete essere profondamente vero: l'amore di Dio.
Le strade della santità sono esaltanti, ma impegnative: richiedono scelte esigenti, vissute ogni giorno con fedeltà. Gli uomini e le donne che - ieri e oggi - le hanno percorse ci testimoniano come la grazia di Dio è passata per loro attraverso la pratica di virtù "difficili": la perseveranza quotidiana, l'impegno faticoso, la comunione, oltre a quelle virtù morali che fanno di un ragazzo e di una ragazza delle persone autentiche e dei cristiani seri.
Il problema non è individuare ciò che è buono, ma rimanervi fedeli. Quante volte il vostro cuore e la vostra intelligenza vi hanno fatto intravedere possibilità di cambiamento! Quante "esperienze forti" avete fatto! Eppure la vita quotidiana ha spesso visto il naufragio di molte buone intenzioni sugli scogli dell'incostanza. Non si diventa santi all'improvviso! Ci possono essere episodi determinanti di conversione o di illuminazione, ma la santità si costruisce sempre e comunque mediante il lavoro quotidiano: tutti i giorni, sempre!, rimanendo fedeli alla preghiera, alle opere buone, ai propri doveri. So che questo - oggi - è difficile da accettare. È più popolare parlare di "vivere le emozioni" e di "fare esperienze"; devo però dirvi che questo non basta a essere santi, cioè ad essere uomini e donne "veri". In questo Giubileo chiedete dunque al Signore la grazia della perseveranza: "Avete solo bisogno di costanza", dice l'apostolo Paolo.
2. Altra "virtù difficile" è quella dell'impegno: di fronte a questa parola, tanto in voga durante la giovinezza dei vostri genitori, sentite spesso una certa resistenza, quasi come davanti ad una prigione in cui far entrare il vostro tempo, la vostra libertà, le vostre energie. Eppure i santi ci insegnano che essere cristiani autentici vuol dire sentirsi responsabili dei fratelli, della Chiesa, del mondo. Anche il Concilio ci ricorda che i cristiani non vivono per se stessi, ma hanno ricevuto il compito di "essere-per-il-mondo". Gesù stesso diceva di sé: Io sto in mezzo a voi come colui che serve. Ecco allora, cari giovani, la dimensione dell'impegno: intorno a voi ci sono persone e situazioni che gridano il bisogno di qualcuno che se ne prenda cura. Penso alle nostre parrocchie, con i loro ragazzi e le tante attività; penso agli ambienti che voi frequentate - scuola, università, luoghi di lavoro e di svago - con i loro problemi; ma penso anche al nostro Paese, attraversato da fermenti e tensioni sociali, chiamato a fronteggiare le grandi sfide della globalizzazione, della giustizia, della pace, di un'economia rispettosa dell'uomo. Tutti questi bisogni sono altrettante "vocazioni" di Dio alla santità; esse passano attraverso l'assunzione di impegni seri, faticosi, a volte nemmeno entusiasmanti: impegni fatti di sacrificio e di studio. Non crediate che la santità possa fare a meno di tali passaggi! Chiedete dunque a Dio, come dono giubilare, il suo Spirito d'amore, per avere la forza e il coraggio di caricarvi sulle spalle qualcuno dei bisogni che avvertite attorno a voi.
3. E infine la comunione! Stare con gli altri - al di là di certe immagini patinate - è davvero faticoso, e voi ben lo sapete. Se l'amicizia, l'amore, l'affetto sono veri, diventano anche esigenti. E questo vale per le persone, i gruppi, le istituzioni... La comunione è difficile! Non a caso, dicevano gli antichi, vivere insieme agli altri è il più grande strumento di conversione. Gli altri ci costringono a uscire da noi stessi, dal nostro modo di pensare e di gestire la vita, per metterci a confronto. Vedo in questo - oggi - tanta fatica: il mondo ci incoraggia ad essere competitivi, a evitare di farci coinvolgere, a guardare soprattutto il proprio interesse. Non è un caso - credo - che da tante forme di partecipazione (ecclesiale, civile, politica) voi giovani vi teniate ben lontani. Eppure la comunione è un grande dono di Dio! Pensate che la Chiesa si è definita, nel Concilio, sacramento di comunione: e cioè voluta da Dio per unire gli uomini con lui e tra di loro. La comunione si accoglie e si costruisce mediante il dialogo, la collaborazione, la condivisione, ed anche l'obbedienza, il perdono, la riconciliazione. Sono pratiche difficili, che richiedono vera ascesi: i santi le hanno vissute. Chiedete dunque al Signore, come frutto del Giubileo, uno spirito di vera comunione, per viverla nella Chiesa e nel mondo. Da lui, infatti, viene ogni grazia: "Senza di me, - ci ha detto -, non potete fare nulla".
In conclusione di questo messaggio, dato alla vigilia della Giornata Mondiale della Gioventù, chiedo al Signore Gesù Cristo che ciascuno di voi possa accoglierlo nella propria vita con la stessa gioia dei giovani di Gerusalemme: Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

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