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Fedeli alla consegna del Cenacolo




Particolarmente solenne è risultata quest’anno la messa del Crisma. Tutti i presbiteri della diocesi sono convenuti in cattedrale il 19 aprile, mercoledì santo, per partecipare alla sacra liturgia. Prima della messa si è svolta la processione penitenziale: i concelebranti, attraversando piazza IV Novembre, hanno raggiunto la facciata della cattedrale e hanno fatto ingresso nel tempio attraverso la “porta giubilare”.

1.Come ogni anno, il Papa ha donato ai preti di tutto il mondo una sua esortazione pastorale in occasione del giovedì santo, firmata quest'anno nel Cenacolo di Gerusalemme, dal quale manda a tutti noi un commosso "abbraccio eucaristico", desiderando onorare in ciascuno di noi l'immagine del Cristo ricevuta con la consacrazione, e cioè quel "carattere" permanente che è segno indelebile del suo amore di predilezione (n. 3). La mediterete come preparazione spirituale alla messa in cena domini, anniversario dell'istituzione di tutti noi come collegio di presbiteri che partecipano in modo strettissimo al sacerdozio "capitale" di Cristo, cioè di "capo", padre pastore guida del suo popolo. Nel cenacolo è avvenuta come una ulteriore nascita di Cristo, che il Papa chiama "nascita eucaristica": quella nascita che commuoveva sino alle lagrime il nostro san Francesco d'Assisi e che provoca sempre, in chiunque la medita, gioia e stupore.
E tuttavia in quella sera e in quella notte di gioia emersero anche i segni d'una atroce sofferenza dovuta al tradimento, non solo quello di Giuda, ma anche quello di Pietro e degli apostoli. È il tragico "mistero di quella notte", da considerare anch'esso con timore e tremore. "Sono le ore in cui si combatte la grande battaglia tra l'amore che si dona senza riserve e il mysterium iniquitatis che si chiude nella sua ostilità" (n. 2).
Traggo da uno scrittore spirituale una terribile conferma: "Nulla è più pericoloso dell'assuefarsi alla grazia: si può fare il callo anche a forza di maneggiare l'eucaristia. La settimana santa è la celebrazione più tragica della libertà dell'uomo nel suo mistero più profondo: nel libero ed irrevocabile no di Giuda e nel libero ed irrevocabile sì di Cristo alla volontà del Padre".
Anche noi, coinvolti in tante esperienze di vita, stiamo dentro il mistero di questa "notte", contagiati o almeno disturbati dalla "presenza oscura del peccato", che offusca in noi il volto di Cristo. Ma è "in questa debolezza umana che Cristo ha consapevolmente posto il sigillo sacramentale della sua presenza". E tuttavia, "nonostante tutte le fragilità dei suoi sacerdoti, - dice il Papa -, il popolo di Dio ha continuato a credere alla forza di Cristo operante attraverso il loro ministero" (n. 6). Ricordiamoci sempre: l'anello d'oro, anche se si infanga cadendo a terra, rimane sempre d'oro! Questo pensa la nostra gente, e la sua "pazienza" ci è di incoraggiamento e di sprone a ritornare allo splendore delle origini, a non avvilirci se il peccato - l'ignavia - la sfiducia - le molteplici idolatrie ci hanno aggrediti, a risorgere a vita nuova perché il popolo santo di Dio sia nutrito di alimenti sostanziosi, a cominciare dal Vangelo da cui nasce la fede, e dall'Eucaristia da cui nasce la carità e il perdono. La nostra gente cioè ci vuole santi e, quando sbagliamo, ne soffre e talvolta ci rimprovera, incoraggiandoci a ritrovare la strada giusta della santità. Vale anche per noi preti l'esortazione che Giovanni Paolo II ha rivolto ai giovani: "Non abbiate paura di essere i santi del nuovo millennio". Tocca a noi, prima di tutti, aprire strade di santità nel nostro tempo così diverso dal precedente. E non basta l'attivismo a testimoniare la bontà della nostra scelta. Possiamo anche dare il corpo a bruciare per il bene degli altri: se non abbiamo la carità, e cioè l'adorazione grata di Dio e il suoamore crocifisso e perdonante, tanto attivismo anche a fin di bene non ci giova, dice Paolo (1Cor 12,3).
2.Questo è anche il messaggio di speranza che ci giunge dall'anno giubilare, tempo di grazia per tutti, durante il quale vogliamo riscoprire per noi e per il nostro popolo il senso del peccato, la forza redentiva del sacramento di riconciliazione (per noi che ci confessiamo e per la gente che confessiamo!), la gioia d'una ritrovata fraternità perdonando e chiedendo perdono, l'entusiasmo per le cose di Dio e lo zelo per la sua gloria. "A che serve, infatti, guadagnare tutto il mondo se poi perdiamo la nostra anima?" (Mt 16,26). Ma se dinanzi alla foga del male sempre più spudorato e arrogante c'è chi soccombe, c'è anche chi, comprendendo bene l'espressione "sacerdos et hostia" così cara alla nostra formazione seminaristica, sa immolare la sua vita, come Gesù e insieme a Gesù, per il bene della comunità affidata alle sue cure. L'eucaristia - ci ricorda il Papa - "è segnata profondamente da questo aspetto sacrificale che, mentre esalta la gloria di Dio, rinnova l'offerta di sé per il bene dei fratelli". Occorre ricordare che il "prendete e mangiate" non riguarda solo il Cristo storico, ma anche il Cristo totale, e cioè Lui con la sua chiesa e con ciascuno di noi. È la nostra vita che prendiamo nelle nostre mani al momento della consacrazione per metterla al servizio totale di Dio e del prossimo. Non mancano anzi sacerdoti che nel secolo trascorso si sono offerti, con motivazioni di fede, come vittime gioiose per il bene della comunità. È il papa stesso che ci ricorda con commozione: "Come dimenticare, in questo anno giubilare, i tanti sacerdoti che hanno testimoniato con la loro vita Cristo fino all'effusione del sangue? Il loro martirio accompagna l'intera storia della Chiesa... Desidero, dal Cenacolo, dire grazie al Signore per il loro coraggio" (n. 5). Come sapete, è prevista per il 7 maggio, terza domenica di Pasqua, una particolare "commemorazione ecumenica dei testimoni della fede del XX secolo", "testimonianza da non dimenticare" (TMA 37). Tra di loro sono annoverate anche le vittime di tanti regimi dittatoriali (regimi massonici dell'America Latina, comunismo, nazismo, fascismo, odio religioso, lotte tribali...), che sono state uccise in odio alla fede cristiana: e tra esse sono molti i vescovi, i sacerdoti, i missionari, i religiosi e le religiose. Nel suo libro recentissimo Nuovi martiri, il giornalista Luigi Accattoli ha raccolto "343 storie cristiane nell'Italia di oggi". Vi ho trovato, con grata sorpresa, nomi di sacerdoti a me ed anche a voi ben noti, allievi del seminario regionale di Assisi, tra cui un mio cugino prete, don Concezio Chiaretti, cappellano degli alpini e poi dei "ribelli", fucilato con altri 23 compagni, con scelta anticristiana premeditata, il venerdì santo, 7 aprile 1944, alle ore 3 del pomeriggio mentre benediceva e perdonava. E un altro prete, don Michele Lilli, ucciso a Bevagna mentre andava in missione pastorale, dalle cui mani ricevetti la mia prima comunione. E un altro ancora, questa volta della diocesi di Montalto Marche, don Delfino Angelici, ucciso nel difendere un gruppo di ragazze dalle aggressioni di soldati ubriachi. E si può continuare. È bene anche per noi guardare a loro, e a tanti altri come loro, per rafforzare la volontà d'essere anche noi dei "buoni pastori" che sanno dare la vita per le loro pecorelle.
3.Come concludere questa nostra riflessione sul rapporto tra vita presbiterale e cenacolo se non con l'esortazione a essere "fedeli al cenacolo" per rimanere "fedeli al proprio presbiterato"? "Riscopriamo il nostro sacerdozio, - ci esorta il Papa - alla luce dell'eucaristia. Restiamo fedeli alla 'consegna' del Cenacolo, al grande dono del Giovedì santo. Celebriamo sempre con fervore la Santa Eucaristia. Sostiamo di frequente e prolungatamente in adorazione davanti a Cristo eucaristico. Mettiamoci in qualche modo 'alla scuola' dell'Eucaristia. Tanti sacerdoti nel corso dei secoli hanno trovato in essa il conforto promesso da Gesù la sera dell'Ultima Cena, il segreto per vincere la loro solitudine, il sostegno per sopportare le loro sofferenze, l'alimento per riprendere il cammino dopo ogni sacramento, l'energia interiore per confermare la propria scelta di fedeltà. La testimonianza che sapremo dare al popolo di Dio nella celebrazione eucaristica dipende molto da questo nostro rapporto personale con l'Eucaristia". In particolar modo, valorizziamo al massimo la messa domenicale, intorno alla quale abbiamo fatto lunga riflessione lo scorso anno con la celebrazione del IV Congresso Eucaristico diocesano. Non ripeto la ricchezza di stimoli venutici da quella solenne assemblea ai fini della nuova evangelizzazione: il Papa li ha sottolineati con un suo prezioso messaggio. L'adorazione prolungata dell'eucaristia ci porterà ad un ascolto paziente e amoroso di tanta gente, genitori e giovani soprattutto, provati dalla sofferenza delle divisioni, delle vite sbagliate, dell'incredulità senza speranza, delle mitologie senza futuro. Ascolterà con amore il prossimo nella confessione e nella direzione spirituale chi è abituato ad ascoltare il Signore con soste prolungate dinanzi ai suoi tabernacoli.

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