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RACCORDO on line      

Non si può fare Pasqua a porte chiuse!




“Pasqua è la festa delle porte aperte”. Con questa espressione l’arcivescovo ha ricordato che compito del cristiano è quello di spalancare ogni porta, far crollare ogni barriera che separa, in vari modi, il genere umano. L’invito all’accoglienza non riguarda solo i credenti, ma tutta la società civile con le sue istituzioni.

1. Echeggia quest'oggi in tutte le chiese un grido di gioia che rompe la monotonia dei giorni: Surrexit Christus, spes mea! Cristo, mia speranza, è risorto!
Vien voglia di gridarlo con i versi incandescenti d'un poeta moderno, David Maria Turoldo, che dice alla Chiesa, con gli accenti un po' impietosi e impazienti d'un profeta: "Perché non dà fuoco alle cattedrali, | non abbraccia ogni uomo sulla strada | chiunque egli sia, | per dirgli solo: è risorto! | E piangere insieme, | piangere di gioia? | Perché non fa solo questo | e dire che tutto il resto è vano?... | Come l'angelo del sepolcro vuoto | con la veste bianca di neve nel sole, | a dire: 'non cercate tra i morti | colui che vive!'. | Mia chiesa amata e infedele, | mia amarezza di ogni domenica, | chiesa che vorrei impazzita di gioia | perché è veramente risorto. | E noi grondare luce | perché vive di noi: | noi questa sola umanità bianca | a ogni festa | in questo mondo del nulla e della morte".
Questo grido di gioia quasi si spegne però in un grido di dolore, per ciò che in questi giorni è tornato a riempire le cronache della nostra città; e cioè quell'infrenbile spaccio di droga, che non si ferma neppure sulla gradinata della chiesa cattedrale e che arriva, come altre volte è successo, anche a delitti efferati e a litigi feroci tra concorrenti.
Dico sempre ai ragazzi nel giorno della cresima: "Rinunciare a satana e alle sue seduzioni significa anche rinunciare alla droga e agli sballi di ogni genere. Siate seri e forti! Fuggite chi vi tenta con la suggestione perversa del frutto proibito e che vi porta a morte civile lenta e inesorabile, togliendovi la libertà e il gusto di vivere".
E questo vorrei gridare anche a tutti coloro che sono preda dei mercanti di morte, ricordando che questa malattia dello spirito, e cioè il rifiuto di assumere il proprio posto di responsabilità nella storia, si vince con una accorta ma chiara opera di prevenzione sul piano educativo, contrapponendo la cultura della vita alla cultura della morte oggi imperante. Siamo giganti sul piano della tecnica e della ricerca scientifica; siamo dei meschini nanerottoli sul piano etico e morale. Abbiamo svelato i misteri dell'atomo e del genoma, ma abbiamo rinnegato quel che ci fa grandi e ci salva dall'insignificanza e dalla morte: i dieci comandamenti di Dio e il discorso della montagna. Abbiamo sviluppato sino all'ossessione la teoria dei diritti, ma abbiamo obliterato quella dei doveri, e non sappiamo più camminare sulla via dell'autentica gioia di vivere.
La droga non è un problema di polizia , anche se occorre sempre lucida sorveglianza contro chi delinque; ma è sempre, prima di tutto, un problema di cultura, di morale, di motivazioni ideali. Le responsabilità vere allora sono di tutti coloro che non fanno il proprio dovere sul piano educativo, anzi fanno opera di incentivazione piegandosi al permissivismo e all'edonismo imperante. Occorre quindi una inversione radicale di rotta, senza ascoltare le sirene di una libertà a 360 gradi, che è poi libertinaggio e arroganza, volgarità e distruzione, e senza confondere la verità con l'opinione di chi strilla più forte. Diceva Gesù: "La verità vi farà liberi!" (Gv 8,32). È alla scuola del Risorto che troviamo gli ideali, le motivazioni, la forza per essere liberi.
2.Cambiare modelli educativi oggi, in piena civiltà massmediatica, può sembrare difficile e quasi impossibile: però bisogna almeno provarci. La risurrezione di Cristo è liberazione da ogni schiavitù e garanzia di successo. La morte aveva chiuso Gesù nel sepolcro, ma la potenza di Dio rovesciò la pietra tombale, sulla quale Cristo pose il suo piede di trionfatore. La Pasqua di risurrezione viene a ricordarci questo rovesciamento di fronte: il grande sconfitto trionfa. C'è in questo evento una singolare "provocazione" per noi, chiusi a riccio a difesa dei nostri egoismi. Occorre aprire le porte a Cristo!
Pasqua è la festa delle porte aperte e delle barriere che cadono. La grande tenda che nel tempio di Gerusalemme impediva l'accesso al luogo più sacro si squarciò da cima a fondo per indicare che il vero "luogo sacro" era ormai un altro, il Cristo. La pietra che chiudeva il sepolcro di Gesù fu rovesciata, nonostante i sigilli e le guardie. Cristo risorto entrò nel cenacolo a porte chiuse per annunciare ai suoi discepoli, umiliati ed impauriti: "Pace! Pace a voi!".
A noi il compito di aprire le tante porte blindate della nostra vita: sono le porte interiori di cuori induriti dall'orgoglio o dalle umiliazioni; ma sono anche le porte esteriori della vita culturale, sociale, politica, spesso sprangate per rivalse ideologiche o politiche o di gruppo. Talvolta sembra chiuso anche il cielo, con un futuro carico di incertezze, che lascia intravedere deliri di onnipotenza ma anche tragiche umiliazioni per un'esistenza secolarizzata e sazia, che non nutre più speranza. Sono porte blindate per la paura dei "diversi" da noi: gli immigrati, che hanno bisogno di pane per sé e per la famiglia; i privi di lavoro; i tanti disperati della vita che cercano qualcuno che li ascolti senza emarginarli; i malati mentali e quelli fisici di lunga degenza... Sono porte blindate per l'indifferenza verso i popoli del sottosviluppo, che multinazionali e stati egemoni continuano a rapinare delle loro ricchezze, mettendo gli uni contro gli altri e dando armi e denaro ai capi fazione per guerre fratricide. Sono barriere di indifferenza verso popolazioni inermi, messe a prova dalle calamità naturali che si accaniscono contro di loro, come la fame, le carestie, le alluvioni, i terremoti... Sono le porte blindate delle nostre ideologie che ci impediscono di vedere e di condannare le oppressioni politiche, le violazioni sistematiche della dignità delle persone e dei popoli, gli embarghi indiscriminati a danno dei più indigenti, le espulsioni forzate di intere popolazioni dai propri territori... Purtroppo della gran parte di questi fatti e delitti le grandi agenzie di informazione non danno neppure notizia perché sono alle dipendenze dei moderni padroni del mondo (banche mondiali e multinazionali); bisogna cercarle quasi sempre sulla stampa cattolica, che di fatto è la più libera da certi condizionamenti. Quante porte blindate, quanti muri di indifferenza occorre demolire perché entri ovunque la parola della pace, che risuonò nella Pasqua di circa duemila anni fa come annuncio di liberazione e di risurrezione, come grido di speranza e di coraggio! E tuttavia "lo Spirito di Cristo risorto opera nel cuore di ognuno, ispirando, purificando e fortificando quei generali propositi con i quali la famiglia degli uomini cerca di rendere più umana la propria vita e di sottomettere a questo fine tutta la terra" (GS 38).
3.Dobbiamo farlo risuonare questo grido anche all'interno delle nostre comunità cristiane, perché siano unite e aperte al mondo.
Ci ricorda il Concilio che "tutte le attività umane, civili e anche religiose sono messe in pericolo quotidianamente dalla superbia e dall'amore disordinato di se stessi. Devono quindi essere purificate e rese perfette per mezzo della croce e della risurrezione di Cristo" (GS 37).
Questo fatto ci stimola ad operare con coraggio, come uomini e donne liberati che rinnovano ogni giorno la volontà di tenere fede alla "legge della umana perfezione, e perciò anche della trasformazione del mondo, che è il nuovo comandamento della carità" (GS 38).
È con questo spirito che, nell'anno del grande giubileo, e cioè della pienissima perdonanza di Dio e della amplissima riconciliazione, rivolgo a tutti l'augurio pasquale di vita rinnovata nella speranza, pronta per cristiana solidarietà a farsi carico di tanti "crocifissi" nel mondo. Auguro che di loro si accorga sempre più anche la comunità civile e politica, aprendosi al servizio generoso verso i "dannati della terra", che sono nostri fratelli e hanno diritto anch'essi alla vita, alla sicurezza, alla felicità.
Colgo l'occasione per salutare le autorità istituzionali della vita pubblica della nostra città e regione, e in particolare le nuove, augurando loro coraggio, costanza, equilibrio nel perseguire il bene comune, o almeno nell'avere il senso del limite e nel difendere dalla dissipazione valori umani e cristiani consolidati da lunga esperienza, a cominciare dalla famiglia, dalla vita, dai processi educativi. La resurrezione di Cristo attraversa e contagia di sé l'intera storia e l'intero corpo sociale per dargli il coraggio delle grandi imprese a servizio dell'uomo e del bene comune, perché siano anch'esse anticipazione del futuro di Dio.

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