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Caritas diocesana: incontro con don Oreste Benzi




“Occorre liberare tutte le prostitute di Perugia”. Non è una provocazione, ma è quanto ha esortato a fare don Oreste Benzi all’incontro con i giovani di “Cristianopoli - Quartieri in cammino”.

L'incontro di giovedì 18 maggio 2000 con don Oreste Benzi, fondatore della "Comunità Giovanni XXIII" di Rimini, è stato il più atteso e partecipato dell'iniziativa-missione "Cristianopoli", promossa dai gruppi giovanili delle parrocchie perugine di San Faustino, Prepo e Ponte della Pietra.
In mezzo a tanti giovani vi erano, oltre all'arcivescovo mons. Giuseppe Chiaretti, il sindaco Renato Locchi e il presidente della provincia di Perugia Giulio Cozzari. La loro presenza è stata salutata con grande gioia e soddisfazione dai ragazzi e, al riguardo, don Oreste Benzi ha detto di provare "commozione nel vedere le autorità civili insieme al vescovo, perché questo testimonia l'unità della comunità cittadina, un'unità che va vissuta soprattutto nell'affrontare le sofferenze dei più deboli".
Mons. Chiaretti, nell'introdurre il noto sacerdote che da oltre trent'anni accoglie prostitute, malati di Aids, tossicodipendenti e handicappati, ha ricordato la definizione di "amministrazione cristiana" data anni fa da don Benzi: "Se nel bilancio vengono menzionati i più poveri, bisognosi ed emarginati è un'amministrazione cristiana; se invece vengono esclusi, anche se la guida è un cristiano, l'amministrazione non lo è". L'arcivescovo ha spiegato il perché della presenza di don Oreste a Perugia: "È qui tra noi per aiutarci a capire come va il mondo, per poter contribuire a portare la pace nel mondo e per insegnarci come dilatare il cuore di ognuno di noi".
Don Benzi, rivolgendosi ai giovani, ha parlato di alcune delle sue esperienze più significative, tra le quali quella che dimostra che "si può pregare Cristo in discoteca". E in discoteca si rivolge ai ragazzi dicendo: "Guardate che io sono un prete: da quando non vi confessate?". E racconta: "Dagli sguardi sembra proprio che manchi loro quel prete che faccia questa domanda, e sono in molti a chiedermi di confessarli".
Nel rispondere alle diverse domande di suor Roberta Vinerba, don Benzi ha ripercorso la propria vita, dalle scelte che lo portarono il 29 giugno di cinquant'anni fa a farsi prete ai motivi che, fin dal 1968, l'hanno indotto a essere un prete di strada, presente ovunque c'è una situazione di emarginazione, come le donne costrette a prostituirsi. "Rimasi colpito e sconvolto dalle parole di san Paolo: 'Cristo è l'uomo nuovo..., Cristo è una nuova creatura'. Decisi di far mio il programma di Dio, che vuol far gustare il tutto all'uomo: nella croce di Cristo vi è quella sofferenza che ti fa vedere la luce e ti aiuta a farti conoscere la verità. All'incontro di Cristo si avvera un cammino senza fine".
Don Oreste, nel leggere alcuni brani di Scatechismo, uno dei suoi libri, ha spiegato l'importanza della sua opera in strada, narrando la storia sconvolgente di una donna, oggi moglie e madre, che da giovanissima finì sulla strada a causa di una tragica infanzia. "Una donna che prima non aveva incontrato sulle strade nessun prete - ha detto -, che la portasse via con lui aiutandola a liberarsi dalla schiavitù della prostituzione. Anche per questo ho proposto anni fa di accogliere in ogni parrocchia una prostituta, ma hanno voluto intendere una prostituta per ogni parroco".
"Vado in strada a servire i miei fratelli, perché in loro è presente Dio, - ha più volte ribadito don Benzi - e andare in un luogo dove so che c'è un disperato che attende un conforto, significa condividere la sofferenza, e la giustizia diretta giunge proprio dalla condivisione. Ed è per questo che ho deciso di portare il senso della vita nei luoghi di peccato".
Il noto sacerdote ha affrontato il fenomeno della prostituzione, sostenendo che la causa principale sono i clienti. "Anch'essi sono figli di Dio - ha ricordato - e nell'avvicinarli non ce n'è uno che non finisca dicendo: 'Padre, continui a parlarmi'. Spesso vanno con le prostitute per provare il piacere della trasgressione o per farla pagare alle loro mogli". Ha dato anche alcune cifre: il 4% dei clienti ha un'età compresa tra i 16 ed i 24 anni, il 15% tra i 25 ed i 35 anni ed il restante 81% al di sopra. Parlare con i clienti è proficuo, ha detto don Oreste, perché le ragazze che vengono accolte nella sua comunità, per il 50%, sono accompagnate proprio dai loro clienti. Don Oreste ha concluso con una "ricetta" per liberare tutte le schiave dal racket della prostituzione, ricetta che si è rivelata efficace nella città di Rimini.
"Bisogna colpire il racket nei luoghi dove è più radicato - ha sostenuto -, correndo anche il rischio di rimetterci la vita. Le forze dell'ordine devono agire in sinergia, pattugliando con forza le zone ad alta densità di prostituzione e, con l'aiuto delle prostitute, mettere in seria difficoltà i loro 'protettori' e i favoreggiatori di questi ultimi".
"È fondamentale - ha ricordato nel rivolgersi alle autorità presenti - il coordinamento costante tra le varie istituzioni ed organismi civili e religiosi; ciò a Rimini ha contribuito a questa liberazione, che può esserci anche a Perugia. Voi cittadini siate i protagonisti di questa meravigliosa 'rivoluzione di fede' nell'andare per le strade e nei luoghi di emarginazione per liberare quei fratelli e quelle sorelle che vivono in sofferenza".
Mons. Chiaretti, nel ringraziare e nel salutare don Oreste, ha auspicato che "la sua forte testimonianza possa contagiare tutti noi".
Tre settimane più tardi, in una notte di inizio giugno, don Benzi è tornato a Perugia per mettere in pratica quello che aveva detto all'incontro di "Cristianopoli", così da sensibilizzare ulteriormente i perugini affinché scendano in strada per "liberare le vittime dal dilagante fenomeno della schiavitù della prostituzione". Ad accompagnarlo nei luoghi maggiormente frequentati dalle giovani, provenienti in prevalenza dai paesi dell'Europa dell'Est e dal continente africano, sono stati alcuni religiosi e religiose, insieme a operatori e volontari delle Caritas diocesane di Perugia-Città della Pieve e di Orvieto-Todi.
In quella notte, don Oreste è riuscito ad avvicinare queste ragazze per parlar loro e per pregare con loro. Quattro di loro hanno poi seguito il sacerdote, accettando di essere aiutate ed accolte presso la "Comunità Giovanni XXIII" così da ridiventare donne libere.
La presenza notturna di don Oreste Benzi è stata ben vista in città e ha avuto anche grande eco sulla stampa non solo locale, che in questo caso ha contribuito non poco a richiamare l'attenzione e a far riflettere l'opinione pubblica, soprattutto quando alle parole seguono dei fatti. Insomma, gesti concreti che potranno avere più effetto e valenza se ripetuti nel tempo, ma ciò è quanto dovrà avvenire, e sono in molti ad auspicarlo. Questo appello dovrebbe essere accolto, in particolar modo, dalle comunità cristiane, se vogliono vivere veramente un giubileo secondo lo spirito della Bibbia. E don Benzi ha indicato nuovamente, in quella notte, la strada: "Ogni parrocchia dovrebbe adottare una prostituta".

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