I “Dialoghi con la città”, iniziativa della nostra diocesi inserita
nel più ampio
Progetto Culturale
della Chiesa che in Italia,
hanno compiuto il loro secondo anno di vita.
A breve termine,
i responsabili dei gruppi ecclesiali che li hanno realizzati si incontreranno di nuovo per fare il punto sull’attività passata
e per programmare
quella futura.
È bene che anche
la comunità diocesana sia,
in qualche modo,
resa compartecipe
di questo momento consuntivo e propositivo,
così che i Dialoghi
allarghino sempre di più
il loro orizzonte provocando risonanze via via più ampie nella città. |
In sintonia con l'evento giubilare, la riconciliazione è stata il tema di fondo di tutte le iniziative. Non, però, la riconciliazione intesa come pura e semplice chiusura di conti con il passato, ma prologo necessario alla progettazione del futuro e stimolo alla conversione sia individuale che comunitaria. Non per nulla, i Dialoghi sono stati inseriti nell'attività generale della diocesi il cui motto emblematico è: "Anno duemila: il realismo della speranza".
Anche se, per motivi di scadenze nazionali, il primo incontro in ordine cronologico è stato riservato alla riconciliazione con la vita nascente, la vera inaugurazione della serie di iniziative è avvenuta con gli "Auguri natalizi" alla città. Si è trattato di una tavola rotonda di impostazione ecumenica, tenuta nella Sala dei Notari su un tema tanto insolito quanto significativo: "Se Gesù non fosse nato...". Ne è scaturito un confronto alquanto vivace che ha permesso di focalizzare la più fondamentale delle riconciliazioni: quella con il Signore Gesù nella storicità della sua incarnazione. Da questa riconciliazione assolutamente fondante, che è sinonimo di conversione, derivano tutte le altre.
Ne deriva, ad esempio, la riconciliazione con la Natura nelle sue più semplici forme di vita, sia animale che vegetale. Di questo si è trattato in una partecipatissima tavola rotonda presso la Facoltà di Agraria intitolata: "Transgenico: ordinamento o violenza della Natura?".
Nel mondo umano, riconciliarsi significa, in primis, accogliere la vita nascente e salvaguardare quella matura. Un convegno regionale, tenuto nella Sala della Partecipazione, ha affrontato il primo dei due aspetti sviscerando il tema: "La fecondazione medicalmente assistita. Prima di tutto il bambino". Il secondo aspetto è stato discusso in una tavola rotonda tenuta nella Sala del Dottorato sull'argomento: "La tutela giuridica della persona nella società che cambia".
Anche le aggregazioni in quanto tali richiedono riconciliazione. La scuola, ad esempio, in questo periodo di profonde trasformazioni che fanno sorgere delicati e inediti problemi nel mondo dei piccoli e dei giovani, si trova in prima linea. Lo ha sottolineato un incontro-dibattito a più voci tenuto nell'Auditorium di Montemorcino su: "Giubileo e percorsi di riconciliazione nella scuola e con la scuola".
Anche la riconciliazione con chi sta peggio di noi ha aspetti personali e sociali insieme. È necessario infatti che, sia come singoli individui che come popoli del benessere, promuoviamo iniziative concrete e rapide a vantaggio di quanti sono costretti a patire una vita di stenti affinché le nostre società nuotino sempre di più nell'abbondanza. Lo ha dimostrato in modo inequivocabile la tavola rotonda su: "Riduzione del debito estero dei paesi più poveri" tenuta nell'Auditorium di Montemorcino.
Non è richiesta riconciliazione soltanto tra paesi ricchi e paesi poveri. È necessario che sia portata anche tra i benestanti paesi europei che, dopo la caduta del muro di Berlino, si trovano a dover fronteggiare problemi connessi con un assetto socio-politico profondamente rinnovato. Ha trattato questo particolare aspetto la tavola rotonda tenuta nella Sala dei Notari sul tema: "Freedom. L'Europa a dieci anni dalla caduta del muro di Berlino".
Ed ecco, infine, uno dei problemi più scottanti della globalizzazione: la comunicazione mass-mediale. Anche in questo ambito la riconciliazione è quanto mai urgente. Se ne è discusso nella tavola rotonda su "Mass media: inviati di pace?" organizzata presso la facoltà di Scienze della Formazione e a lungo preparata da specialisti e studenti con gruppi di studio e approfondimenti analitici. Vi hanno partecipato, direttamente o attraverso opportuni collegamenti, anche alcuni giornalisti operanti in Croazia.
Come per la passata edizione dei "Dialoghi con la Città", tutte le iniziative sono state caratterizzate da una partecipazione superiore all'attesa, da un livello culturale elevato e da un largo coinvolgimento nei dibattiti. Neanche intemperie e avversità naturali sono riuscite a tenere lontani gli interessati dalle sedi delle iniziative. Ricordo quale serata da lupi fosse quella degli "Auguri natalizi"!
Giunti alla conclusione di questa rinnovata esperienza, credo sia più che giustificato fare due semplici considerazioni, una riguardante i rapporti intraecclesiali, l'altra quelli extraecclesiali.
I rapporti tra i numerosi gruppi ecclesiali che hanno partecipato alla organizzazione dei Dialoghi sono migliorati in modo evidente. Già nel corso della precedente edizione si era andata stabilendo una atmosfera di serena collaborazione; ora, a ragion veduta, possimo dire che si trattava dei primi segnali di un positivo processo che è ulteriormente progredito. Per rafforzare i legami tra organizzazioni diverse, infatti, non c'è niente di meglio che lavorare insieme ad un progetto comune.
L'altra considerazione riguarda i rapporti extraecclesiali. I "Dialoghi con la città" hanno questo nome perché sono diretti anche a coloro che, pur non condividendo la nostra fede, sono tuttavia desiderosi di dialogare su temi di interesse comune. Sembra facile a dirsi, ma non lo è altrettanto a farsi. Siamo infatti tuttora "imbozzolati" in una tradizione che andava in ben altro senso. Era la tradizione dei compartimenti stagni ideologici che comportavano giudizi di esclusione reciproca. È difficile superare questa specie di imprinting culturale, ma non è impossibile. Alcuni contatti, ancora ovviamente ristretti a livello individuale, sono stati già stabiliti grazie proprio ai Dialoghi. Si tratterà di approfondirli opportunamente e di ampliarli nella speranza che da tanti contatti individuali possa scaturire un rapporto più organico ed istituzionalizzato.
Spero che ciò accada entro tempi non... biblici.
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