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Radio Augusta Perusia diventa Umbria Radio




Il 28 aprile 2000, nei locali della radio, si è riunita l’assemblea ordinaria della cooperativa che gestisce Radio Augusta Perusia. I soci presenti, con votazione palese, e dopo aver preso atto del parere favorevole espresso per iscritto da molti presbiteri, laici e collaboratori diocesani sul cambiamento del nome, hanno deciso con ampia maggioranza che Radio Augusta Perusia si chiami d’ora in poi Umbria Radio.

L'anno 2000 segna un momento importante anche per la vita della nostra radio diocesana Augusta Perusia: è tempo di tracciare un bilancio dell'attività, soprattutto rispetto agli ultimi dieci anni della sua storia.
Il 1990, infatti, rappresenta un anno spartiacque per l'emittenza privata italiana. Con l'entrata in vigore della famosa legge Mammì, per le radio e le TV locali è finita l'era dello spontaneismo ed è iniziata quella del rispetto di precise normative, sia nel campo delle frequenze che nella formulazione dei programmi giornalieri. La legge Mammì ha diviso le emittenti private italiane in due grandi categorie: commerciali e comunitarie; ha bloccato l'apertura arbitraria di frequenze; ha imposto numerosi vincoli di carattere tecnico e amministrativo.
Per le radio comunitarie, qual è Radio Augusta Perusia, sono previste: quasi tre ore al giorno di programmi informativi, sette ore al giorno di programmi autoprodotti, la conservazione dei registri audio e cartacei di tutti i programmi mandati in onda, limiti all'affollamento pubblicitario (solo tre minuti l'ora).
Di fronte a questi impegni, nel 1990 fu fondata la Cooperativa Radio Augusta Perusia come ente gestore dell'emittente. Negli anni 1991-92, a fronte di sempre nuovi vincoli legali, il consorzio nazionale delle radio cattoliche CORALLO, insieme con l'Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Italiana, invitò le piccole emittenti ad unirsi per creare strutture più efficienti e più solide economicamente. In Umbria, la nostra radio prese l'iniziativa di contattare le altre con l'intento di creare un "circuito regionale": alcune emittenti accettarono, altre no. Radio Augusta Perusia si è unita a Radio Antenna Spoletina di Spoleto e a Radio Sant'Agostino di Gubbio e, con l'acquisto di nuove frequenze, ha ampliato il raggio di diffusione a tutta la regione.
Completata, nel 1994, la rete di trasmissione con l'attivazione di 10 nuovi punti di irradiamento del segnale, si è passati alla ristrutturazione degli ambienti di trasmissione, situati nelle Logge di San Lorenzo a Perugia. Con i lavori svolti tra il '98 e il '99, sono stati realizzati nuovi studi, dotati di sofisticate apparecchiature elettroniche e di computer.
L'ultimo passo da compiere sulla via della creazione di una moderna ed efficiente radio regionale è la realizzazione di un nuovo palinsesto, animato da personale sempre più qualificato, e il cambio del nome dell'emittente.
Il nome "Augusta Perusia", scelto a suo tempo dall'arcivescovo mons. Cesare Pagani, aveva l'intento di identificare la radio con il territorio perugino econ le tradizioni storico-religiose della città, cui, all'inizio, essa si rivolgeva. L'ampliamento del raggio di ascolto a tutto il variegato territorio della regione Umbria e le mutate esigenze della gestione economica impongono un nome nuovo e un'immagine nuova, anche per consentire un nuovo avvicinamento a cespiti pubblicitari; così del resto s'è fatto per tutte quelle emittenti che da diocesane sono divenute interdiocesane o regionali. In ogni caso si tratta di cambiare il nome, non le frequenze o i contenuti, che nell'ottica della novità dei rapporti si cercherà di migliorare.
Di conseguenza, il Consiglio di amministrazione, in due sedute distinte, ha approvato all'unanimità il cambiamento del nome da Radio Augusta Perusia a UMBRIA RADIO. L'arcivescovo mons. Giuseppe Chiaretti, durante gli incontri zonali del clero, ha presentato la questione ai presbiteri diocesani, che nella stragrande maggioranza si sono dichiarati favorevoli al cambiamento.
Per il cambiamento del nome non è necessaria alcuna modifica dello statuto. Infatti, non si tratta di cambiare nome alla società, ma ad un'attività della società. Occorrerà, tuttavia, informare i competenti uffici del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni e gli uffici locali della Camera di Commercio e del Ministero delle Finanze. Probabilmente si dovrà anche ridenominare la testata giornalistica.
Il buon andamento della radio, e anche la buona fortuna del nome nuovo, dipenderanno molto dal tipo di palinsesto che saremo in grado di realizzare. I pilastri della nostra programmazione dovranno essere: fede, cultura, informazione. Ci saranno almeno tre momenti di preghiera: uno al mattino con la recita delle lodi e la santa messa, uno al pomeriggio con la recita del vespro (speriamo dal convento di San Damiano) e uno alla sera con la recita del santo Rosario. Ogni giorno andranno in onda diversi appuntamenti di carattere religioso, storico, politico per riflettere sulla vita della Chiesa e della società. Ci dovranno essere poi almeno cinque appuntamenti giornalieri con l'informazione (nazionale e locale) e brevi flash sul tempo e la viabilità. L'informazione locale dovrà essere particolarmente curata: oltre al personale interno, abbiamo già individuato alcuni corrispondenti dalle varie città umbre, per una puntuale e tempestiva informazione sugli avvenimenti locali. Nella nostra programmazione non dovrà mancare la musica, con particolare riferimento ai generi jazz, pop, leggera, classica, etnica ecc. Buoni programmi musicali ci vengono già forniti da Blu Sat 2000.
Prima dell'estate, aiutati anche da alcuni esperti di Blu Sat 2000 e della RAI, cercheremo di elaborare un palinsesto che sappia raggiungere ogni tipo di pubblico: i giovani, gli adulti, gli anziani, i professionisti, l'ambiente universitario, le casalinghe, il mondo politico ed economico. La voce della Chiesa è una voce rivolta a tutti, nessuno escluso, nelle giuste modalità. Ci vorrà dunque un palinsesto variegato per un pubblico variegato; un palinsesto arricchito dai programmi che ci giungono via satellite da Roma.
L'immagine che la radio dovrà dare di sé è quella di un'emittente seria, ben fatta, con programmi ben gestiti (non importa se anche un po' noiosi). Il pubblico dovrà capire che sta ascoltando una radio "cattolica", non solo dalle informazioni di carattere religioso, ma ancor di più dalla serietà dei programmi e degli speaker. La radio dovrà trasmettere un senso di freschezza, di modernità, di professionalità, di affidabilità nelle informazioni che fornisce, di presenza sul territorio, per cui gli ascoltatori dovranno restare ben impressionati e fedeli all'ascolto...
Per organizzare la raccolta pubblicitaria si dovrà costituire quanto prima un'agenzia apposita: ho incaricato un dirigente della Camera di Commercio di darmi indicazioni in proposito.
Prima che questo Consiglio di Amministrazione scada, è auspicabile che si proceda ad un nuovo assetto societario. La forma cooperativistica forse non è più adatta per gestire una piccola azienda come la radio sta diventando. Tenendo presente che l'emittente è di tipo comunitario e non può quindi essere gestita da società a scopo di lucro, bisognerà individuare una formula giuridica adatta: è bene che sia direttamente il Vescovo o un suo incaricato a nominare gli amministratori.

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