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Le opere di misericordia




Anche quest'anno la festa di San Lorenzo è stata celebrata con grande solennità. In mattinata, nella cattedrale, l'arcivescovo ha presieduto l'eucaristia concelebrando con cinque vescovi delle repubbliche ex sovietiche e un centinaio di presbiteri provenienti da ogni parte del mondo, presenti a Perugia per motivi di studio. Dopo il rito, l'arcivescovo ha trattenuto a pranzo, alla Casa Sacro Cuore, tutti i concelebranti e quanti prestano la loro opera a servizio della cattedrale, a cominciare dai presbiteri del Capitolo metropolitano.

1. Nella storia della chiesa perugina, il santo che più ha inciso nel culto popolare è stato il titolare della cattedrale: san Lorenzo. Dovremmo quindi attenderci in diocesi una particolare attenzione pastorale verso la carità, come quella virtù che caratterizza il santo diacono romano. Ed effettivamente non sono mancate nei secoli particolari iniziative verso i poveri, come dicono le numerose fraternite e fondazioni con scopi assistenziali: basterebbe ricordare Fontenuovo, o il San Martino, che fu voluto dal vescovo Comitoli per soccorrere i vecchi indigenti. Oggi continuano questo servizio molte associazioni di volontariato e la Caritas diocesana con le sue opere-segno e le Caritas parrocchiali.
Questa vasta rete organizzativa, però, non deve sapere di delega, scaricando ogni credente dalle sue responsabilità personali; la carità infatti, e cioè il servizio ai poveri per amore di Dio, deve essere compito di ciascuno di noi e non può essere delegata, almeno come sensibilità e attenzione ed anche come servizio. Per delega si facevano in antico i pellegrinaggi e altre penitenze al posto del peccatore ricco, il quale non aveva tempo o voglia di farli e retribuiva qualcuno perché facesse per lui la penitenza al suo posto. Ma quelli erano altri tempi.
2. Gesù, per aiutarci ad entrare concretamente nell'operosità dell'amore, ci ha insegnato le opere di misericordia verso coloro che sono nel bisogno e con i quali egli si identifica: quella nei poveri è una delle presenze reali di Gesù tra noi, come quella nell'eucaristia, che è presenza reale per eccellenza, o nella Parola di Dio. Quell'elenco di opere indicate nel Vangelo di Matteo 25, ricavate dalla tradizione giudaica e più volte menzionate nel Nuovo Testamento, è un elenco aperto, che ognuno può riempire con le diverse nuove povertà con le quali la vita lo mette in contatto. Queste opere diventano determinanti per decidere del destino eterno di una persona e hanno perciò un profondo significato, anche se chi le compie lo ignora. E questo perché, come ci ricorda il Concilio, il bene che si fa "è come dato da Colui che illumina ogni uomo affinché abbia finalmente la vita"(LG 16). La carità nasce sempre, in qualsiasi uomo, dal soffio dello Spirito Santo; per questo il bene fatto da chiunque è, per lui, sacramento di salvezza, e la misericordia di Dio trova modo di continuare ad amarlo.
La misura della nostra misericordia verso il prossimo sarà la misura della misericordia di Dio verso di noi: Gesù ci fa ripetere questa equivalenza spirituale, che deriva sempre dalla sua grazia, persino nella preghiera del Padre Nostro (Mt 6, 12-15). Conosciamo tutti la conclusione di san Giovanni della Croce: "Alla sera di tua vita sarai esaminato sull'amore", e le opere di misericordia forniranno il banco di prova di quest'amore. "Saremo giudicati con lo stesso giudizio con il quale avremo giudicato gli altri" (Mt 7,2).
Conosciamo già tutto questo, e io ne parlai espressamente lo scorso anno; ma ho voluto ricordarlo a me e a voi, per dire che le opere di misericordia corporali e spirituali danno corpo a quella carità quotidiana invisibile, che non è fatta di grandi gesti o di reclamizzazioni, e tuttavia è quella che rende umana la nostra vita e la stessa società, e santifica la nostra giornata. Ho letto di recente un giudizio che mi è parso profondamente vero: "Oggi in Italia non si muore più per mancanza di calorie, ma si soffre, a volte sino alla morte, per mancanza di calore umano". Verificate la validità di questo discorso nei diversi ambienti della vostra vita. Nessuno mai dica che non sa come e verso chi compiere opere di misericordia!
3. Ci sono poi particolari opere di misericordia, che sono in realtà opere di giustizia, da compiere in questo anno giubilare. E penso a quella "liberazione degli schiavi" che era un preciso impegno nell'anno del giubileo antico, riproposto anche da Gesù nel suo discorso programmatico di Nazaret (Lc 4,18). Abbiamo concorso a raccogliere offerte per la remissione dei debiti a due paesi dell'Africa: ed è stata iniziativa buona, nella quale persone e famiglie, ma anche istituzioni pubbliche, possono ancora inserirsi. Ma c'è un'altra liberazione da promuovere, di cui molto si parla oggi e che il suo apostolo, don Benzi, è venuto qualche settimana fa a proporci ufficialmente, vista la grande abbondanza di certe "schiave" presenti anche nel nostro territorio: le schiave del sesso, carne umana importata dai paesi del sottosviluppo, costrette alla prostituzione e addirittura, talvolta, uccise dopo lo sfruttamento. Ne sono piene anche le nostre vie, di queste schiave importate da racket infami con una immigrazione clandestina fiorentissima. È tempo che anche la società civile e politica si svegli, e non solo perché il commercio si svolge davanti casa e il via vai delle macchine dà fastidio ai residenti, ma perché ne va di mezzo la nostra serietà di persone libere e credenti che non vogliono sfruttamenti né ghettizzazioni di donne, chiamate a libertà e a piena dignità umana e cristiana. Gli ultimi interventi di polizia a Perugia vanno nella direzione di una liberazione delle prostitute dalla schiavitù, e meritano attenzione e apprezzamento, oltre ad una collaborazione fiancheggiatrice che anche la nostra diocesi sta già attuando e ha in animo di intensificare.
Mi auguro che questa riflessione, ora appena iniziata, possa essere ripresa in molte sedi e possa aprirsi a risposte civili che non siano ulteriormente emarginanti e schiavizzanti.

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