Il destino eterno dell'uomo è ben significato dall'assunzione
di Maria al cielo.
Non c'è nulla dell'esistenza umana, sia di carattere spirituale che materiale,
che andrà perduto.
Maria di Nazaret è la prima a sperimentare la
"vita nuova" in Dio
con tutto il suo essere.
Di fronte a questo destino
di gloria, i cristiani sono chiamati a non conformarsi alla mentalità del secolo presente, ma a superarla, tenendo ben presente
che tutto ciò che è contro
la dignità umana e la vita cristiana rappresenta
il baratro invalicabile
che impedisce
di raggiungere
le "realtà nuove", emarginanti e schiavizzanti. |
1. La festa religiosa che celebra l'assunzione della Vergine Maria in anima e corpo nel cielo di Dio ha anche un valore antropologico: l'esaltazione della donna nella sua realtà personale e nella sua stessa corporeità. La Madonna, peraltro, assume in sé più significati: è la Madre di Gesù, figlio di Dio, da lui redenta ed esaltata; è immagine e inizio della Chiesa, corpo del Signore, glorificata e segnata dalla potenza del Cristo risorto; è, infine, per tutti noi pellegrini verso il cielo, preannuncio di quel che sarà di ciascuno di noi, ed anche "segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore", come dice il Concilio (LG 61).
Siamo contenti, quindi, per questa festa che, in Maria Assunta in cielo, ricorda il nostro comune destino come pensato da Dio: Vita eterna in Dio, glorificati anche noi nel corpo del Risorto, membri della famiglia trinitaria. Solo che noi, impigliati nel peccato, abbassiamo talmente il nostro orizzonte progettuale da ridurci a livello di gente senza futuro e senza speranza. Abbiamo solo mete terrene e visioni così anguste che non sappiamo più parlare di cielo e di vita eterna, di paradiso e di glorificazione finale di quel che Dio ci ha dato, spirito e corpo, per realizzarci come uomini e come donne, come costruttori di storia e cittadini del cielo. Il nostro credo è molto breve: quando va tutto bene ci fermiamo a "credo in Dio" (che poi non è neppure il Dio uno e trino di Gesù Cristo), e non arriviamo né allo Spirito Santo, né al mistero della Chiesa, né alla parte conclusiva di tutto: credo la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna.
San Francesco, pensando al paradiso, poteva ripetere: "Tant'è il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto". I santi potevano gridare: "Paradiso bello! Paradiso bello!". Per noi invece, uomini di poca fede, il paradiso è solo quello che pensiamo di realizzare con i nostri sforzi; e la vita eterna è solo una vita lunga e senza problemi, semmai da troncare con l'eutanasia quando c'è venuta a noia; la glorificazione del corpo, poi, è solo quella dell'apparenza e delle forme fisiche prima che appassiscano, o solo quella del piacere, meglio se sessuale, che possiamo cavarne. Ma il cristiano vero non è questo animale da letto!
2. Ci tocca allora gridare contro tanti miti, che sono purtroppo diventati normali e condivisi molto spesso anche dai cristiani. La Chiesa:
è contro l'aborto, ma non contro la donna che abortisce, perché è a favore della vita sin da quando sboccia nel ventre materno;
è contro il divorzio, ma non contro i divorziati e coloro che faticano a stare insieme, perché pensa un amore fedele sincero indissolubile, come Dio l'ha voluto nel matrimonio sin dall'origine e per il quale dà grazia sufficiente;
è contro l'eutanasia, ma non contro i sofferenti, perché la vita è un dono e un privilegio e non possiamo buttarla via nel momento della fatiscenza;
è contro la prostituzione, ma non contro le prostitute, perché stima la donna, cui è affidato in custodia ogni bimbo che nasce, ne rispetta il corpo e vuole liberare le schiave del sesso;
è contro l'omosessualità, ma non contro gli omosessuali che vivono a fatica la loro identità e cercano aiuto, che non può essere però quello di una legittimazione di convivenze pseudomatrimoniali e di rapporti che l'apostolo Paolo giudica "traviati" e cioè "fuori strada" (Rom 1,26);
è contro l'edonismo, ma non contro il piacere lecito e legittimo, che s'accompagna all'uso delle cose create da Dio, senza gli eccessi e gli abusi dell'ubriachezza, della vita smodata e trasgressiva, dell'immodestia esibizionista e via dicendo;
è contro un sistema di vita ateo e tutto appiattito sul successo e sul potere, non contro chi è in ricerca di ciò che è vero, bello, giusto, e quindi favorevole al vero progresso della società e dell'intelligenza umana.
3. Le posizioni della Chiesa sono sempre molto chiare e meditate, nella fedeltà alla parola di Dio e alla tradizione. Ma o sono equivocate, o usate strumentalmente, o ignorate da una opinione pubblica che non può valutare meglio fatti e situazioni perché non conosce il pensiero della Chiesa. È da auspicare che almeno i cattolici conoscano meglio il pensiero su tanti problemi e reagiscano ad una ignoranza sempre più diffusa, almeno conoscendo e divulgando meglio la propria stampa e le proprie emittenze radiofoniche e televisive. Anche questa consapevolezza, che fa onore all'intelligenza e alla verità, rientra nella prospettiva di una glorificazione dell'uomo pensante, che contesta la menzogna e l'ignoranza ovunque si trovino.
Non si dimentichi che il cristiano è un coraggioso, e talvolta un solitario, che va contro corrente e fa esattamente il contrario di quel "peccato" che il mondo predica con tanta efficacia, ma che è contrastante con l'amore di Dio e l'ordine naturale delle cose.
Credo sia venuto il momento di ripetere con forza con l'apostolo Paolo: "Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando il vostro modo di pensare e valutare le cose, per poter discernere il progetto di Dio, ciò che è buono, perfetto, a lui gradito" (Rom 12,2); ed anzi "siate figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione perversa" (Fil 2,15).
I cristiani vivono nel mondo, come dice Gesù, ma non sono del mondo. "Abitano la città degli uomini, - dice l'autore della Lettera a Diogneto -, ma come pellegrini... Si sposano come tutti e generano figli, ma non espongono i loro nati; hanno in comune la mensa, ma non il letto; vivono nella carne, ma non secondo la carne; dimorano sulla terra, ma sono cittadini del cielo; obbediscono alle leggi, ma con la loro vita superano le leggi. Amano tutti e da tutti sono perseguitati" (Disc. 5).
Possiamo dire di avere questo coraggio, o almeno questa consapevolezza? La festa dell'Assunta, così contrastante con certe usanze di rilassamento morale proprie anche di questo tempo di vacanza, viene a ricordarcelo.
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