Le famiglie della diocesi hanno voluto celebrare
in modo comunitario il loro giubileo. Per iniziativa dell'Ufficio diocesano
di pastorale familiare, numerosi nuclei familiari
si sono dati appuntamento, domenica 29 maggio,
a Perugia, nella spianata
di San Francesco al Prato, per poi raggiungere processionalmente
la cattedrale,
entrandovi attraverso
la porta giubilare.
Dopo il rito penitenziale, l'arcivescovo ha presieduto l'eucaristia.
All'omelia ha ricordato
alle famiglie il dovere
di resistere alle sfide
della vita contemporanea: la dissolutezza dei costumi, le frantumazioni del vincolo sacramentale, le discordie, le tentazioni quotidiane legate alla società
del "benessere". |
1. È il grido profetico del Papa nella Familiaris Consortio, che io consegno a voi questa sera! La famiglia sia il sacramento dell'amore di Dio, e cioè il segno visibile che fa presente e attualizza qui e ora quell'alleanza che Dio fa con ogni uomo, quell'amore sponsale che Gesù Cristo prova per la Chiesa sua sposa. Per questo essa è un "grande mistero", rivelatore di un evento salvifico ancora più grande. Per questo l'amore umanissimo di due sposi va aiutato, sostenuto, arricchito quotidianamente, perché l'egoismo non prevarichi e non porti alla rottura e alla divisione. A quel punto il segno non significherebbe più nulla: sarebbe come un'eucaristia profanata, con grave danno non solo per l'esperienza affettiva dei figli e degli sposi, ma per la stessa esperienza religiosa di Dio.
Il Vangelo di quest'oggi e, prima ancora, la lettera dell'apostolo Giovanni, ci ricordano con forza la legge dell'amore: "Amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore viene da Dio. Chiunque ama conosce Dio" dice Giovanni, perché solo amando capisce cos'è Dio e come Dio vuole che si organizzi la società, perché sia la società dell'amore. "Rimanete nel mio amore", anzi "amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato" ripete Gesù: e questo per uno scopo preciso, perché la sua gioia sia in noi e la nostra gioia sia traboccante, e possiamo portare frutti di consolazione e di speranza. È il suo comando, che riassume tutto il suo insegnamento. L'amore, tuttavia, è quello suo, quello che ha trovato la più grande espressione sulla croce allorché ha donato la vita e ha perdonato gli assassini. Per questo il matrimonio, segno sacramentale dell'amore di Cristo, non sopporta né rotture irreparabili né ipocrisie e concessioni all'avventura.
La fedeltà quotidiana, il perdono e la riconciliazione reciproca sono i segni di questo amore, possibile solo a chi nutre quotidianamente tale fedeltà con la preghiera, la mitezza, l'umiltà, l'incontro con la Parola di Dio, la grazia sacramentale. Senza questa dinamica virtuosa l'amore umano non regge o regge a grande fatica.
2. Fratelli e figli carissimi, ho già scritto a voi una lettera sul tema della riconciliazione, così urgente e significativa nell'anno del giubileo.
Ben conosciamo ormai su quale china rovinosa si stiano oggi avventurando le famiglie. Preferisco non indugiare nella descrizione del "disvangelo" del mondo, dei mali odierni del matrimonio e della famiglia, poiché ritengo assai più vantaggioso e consolante parlare del bene che possono produrre una coppia sposata "nel Signore" e una famiglia che, non senza fatica, fiorisce nell'unità e nella concordia.
Si guarda ad essa con ammirazione e quasi con invidia, e diventa un pungolo per chi ha tradito e un esempio per chi è fragile nella sua fedeltà. Vorrei ricordare che già un'altra volta la società dell'Occidente, e in particolare dell'Italia, ha conosciuto una gravissima crisi: fu nei secoli quarto e quinto dopo Cristo, quando l'impero romano si dissolse e vennero i cosiddetti "barbari" ad occupare città e campagne, lasciate deserte dai romani rammolliti nei vizi. Gli storici più seri sono ormai concordi nel riconoscere che i cristiani ebbero la meglio sugli inetti romani e sui barbari per tre precisi fattori:
- la saldezza della famiglia, aperta alla vita; - il pudore dei comportamenti, che rese sacra l'intimità coniugale e mise fine alla dissoluzione sessuale;
- la carità, e cioè la solidarietà con i reietti della società, che si contrappose all'egoismo dei potenti e alla corsa sfrenata al lusso e ai consumi.
Anche oggi è così; e sarà così l'esito. La grande sfida della civiltà odierna sarà vinta dalle famiglie cristiane, fedeli alla legge dell'unità, della fedeltà, dell'indissolubilità, della castità coniugale, dell'apertura alla vita, della educazione amorosa dei figli, della riconciliazione. Di ciò che oggi è, o sembra, trionfare non rimarrà pietra su pietra: dal maligno non viene la vita, ma solo la morte.
3. Se un monito particolare oggi posso e voglio dirvi è questo: abbiate cura della educazione cristiana dei vostri figli, aggrediti anch'essi in tanti modi da proposte che poco hanno di cristiano. In particolare vorrei ricordarvi la necessità inderogabile di una vostra assidua presenza nella scuola. Sapete che, attraverso una fitta rete di circolari e di alcune leggi, la scuola è cambiata. Non c'è ancora il riconoscimento, giuridicamente ed economicamente protetto, della libertà di istituzioni scolastiche, quello che i cattolici chiedono da tempo e che, a nostro giudizio, è l'unico modo per introdurre nel sistema molto centralizzato della scuola italiana un sano spirito di emulazione e di competizione; però c'è nelle istituzioni scolastiche una presenza più significativa dei genitori, i quali possono riportare la scuola ad essere spazio educativo sulla linea delle proprie legittime tradizioni culturali: scuola di valori, cioè, e non soltanto laboratori di apprendimenti tecnologici, sradicati da un preciso contesto culturale, che in Italia - piaccia o non piaccia - è quello cristiano cattolico. Di qui il dovere, per i genitori cristiani, di essere presenti con competenza e senza piaggeria nelle istituzioni scolastiche, avendo a cuore la valenza educativa e promuovendo quei valori umani e cristiani che salvano i giovani da tante fallaci lusinghe e li educano a consapevolezza critica e a una autentica libertà.
Anche questo, fratelli e figli carissimi, è spazio di riconciliazione, per non dovere poi lamentare, quando sarà troppo tardi (e già lo è...), i tanti guasti procurati nei figli da una disattenzione e indifferenza collettiva. Pure questo è amore genitoriale e fraterno, che può anche sapere di croce, ma è oggi assolutamente necessario e indelegabile, a volte più del pane, certamente assai più dei vestiti firmati.
Ci aiutino a prendere coscienza dei nostri doveri educativi i santi genitori di Teresa di Lisieux, cui fu dato in dono lo splendido fiore di una figlia che è il più giovane dottore della Chiesa, le cui umane spoglie veglieremo nella notte tra il 7 e l'8 giugno in questa cattedrale.
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