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Convegno pastorale diocesano: sintesi delle indicazioni elaborate dai gruppi di studio




Queste indicazioni vengono offerte come contributo di corresponsabilità del popolo di Dio alla progettazione della visita pastorale. Saranno tenute in considerazione dall'arcivescovo secondo la misura del possibile e dell'opportuno, per la stesura del documento programmatico e degli altri strumenti per la visita pastorale, i quali saranno consegnati alla diocesi all'inizio del nuovo anno pastorale. Ai gruppi di studio hanno partecipato 240 persone sulle 300 iscritte; è stata per tutti una forte esperienza di comunione e di condivisione.

GRUPPO 1
QUALE VISITA PASTORALE PER IL MONDO GIOVANILE?

Coordinatori: Andrea Brunori, Anna Maria Grasso, Rossella Tiburtini
Presenti 47 persone

La prossima visita pastorale ci spinge a vivere con più radicalità la nostra fede e ad esserne testimoni più credibili.

Fase preparatoria
Anche a partire dall'esperienza dell'accoglienza dei giovani della GMG, si rinsaldino i legami tra le parrocchie e gli operatori di una medesima unità pastorale. Si rafforzino le équipes di zona, perché siano efficaci nella preparazione della visita in ciascuna unità pastorale: per essere valida, la visita deve cogliere i reali problemi e le reali risorse di ogni territorio (città, paesi, piccoli centri).
Nella preparazione, si continui a stimolare il confronto tra operatori del mondo giovanile e comunità cristiana (come è accaduto nei gruppi di studio). Si responsabilizzino i giovani nella preparazione della visita pastorale tutta.
Si faccia attenzione ai tempi delle iniziative diocesane da programmare, tenendo conto di esami, vacanze, e altri eventi di livello parrocchiale o zonale.
Si predisponga un questionario finalizzato alla conoscenza dei problemi dei giovani e delle richieste da presentare al vescovo. Si interessino i collegi dei docenti delle scuole sulla possibilità di attivare incontri delle scolaresche con il vescovo.
Si celebrino incontri di preghiera, per costruire il tessuto comunitario dell'unità pastorale.

Fase di celebrazione
Fare attenzione al linguaggio: semplice e comprensibile per tutti.
Fare adeguata propaganda nei luoghi dei giovani per arrivare ai più "lontani". Allestire anche una "tenda in piazza" come luogo di incontro personale dei giovani con il vescovo.
Curare l'informazione: tutti sappiano della visita e delle modalità del suo svolgimento.
Preferire iniziative che incoraggino i collegamenti tra le parrocchie e con la realtà diocesana.
Programmare incontri non solo per settori, ma anche in collegamento con le altre pastorali della comunità cristiana.
La visita sia dimensionata sull'unità pastorale; si chieda anche l'elaborazione di progetti pastorali zonali (di unità pastorale) e non più parrocchiali.
Si metta in evidenza il legame tra la pastorale dei giovani e l'iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi.
Nel corso della visita pastorale si presenti con attualità il messaggio evangelico ai giovani.
La visita sia non solo per i "vicini" (che è importante il vescovo incontri magari, in forma di "intervista"), ma anche per i lontani, andando a incontrarli là dove si ritrovano. Incontrare anche i giovani "della strada" e "del disagio".
Incontrare i giovani di altre religioni.
Fare incontrare tra loro i giovani con la comunità cristiana adulta, con la quale spesso esistono difficoltà e incomprensioni. Incontrare i genitori dei ragazzi e dei giovani, perché valorizzino le proposte di formazione cristiana.
Valorizzare e incoraggiare gli animatori dei gruppi giovanili, rimotivando il loro impegno e stimolando la loro progettualità verso orizzonti nuovi.
Proporre un evento artistico conclusivo della visita, con testimonianze di artisti e di giovani sul senso della vita e con la partecipazione del vescovo all'intero incontro.

GRUPPO 2
QUALE VISITA PER LE FAMIGLIE?

Coordinatori: don Remigio Dolci e don Giovanni d'Andola, Alberto e Cristina Merini, M. Luisa Tiberini
Presenti 50 persone

Il contributo dei tre gruppi di lavoro sul tema: Quale visita pastorale per le famiglie? si è sviluppato tenendo conto dei seguenti aspetti:
- breve analisi della situazione della diocesi in ordine alla situazione della famiglia;
- suggerimenti per un rinnovamento pastorale in ordine alla famiglia (seguendo le indicazioni emerse nelle relazioni);
- proposte di contenuti e di modalità di svolgimento della visita pastorale.
Si sono inizialmente constatate, con realismo, le difficoltà che si avvertono nella chiesa diocesana nell'incontrare le famiglie "lontane", cioè quelle che abitualmente non frequentano, se non in circostanze particolari (sacramenti dei figli, matrimoni, funerali...) e quelle in difficoltà (separati, divorziati...). A partire da questa analisi della situazione è stata accolta unanimemente l'urgenza di una nuova evangelizzazione, nelle forme sottolineate con forza sia dall'arcivescovo, sia dai relatori del convegno. L'annuncio del Vangelo è prioritario nella nostra realtà socio-culturale, contrassegnata dalla presenza emergente di valori ormai non più cristiani. Occorre inaugurare una nuova pastorale diversa da quella tradizionale, basata sulla conservazione della fede, una pastorale "missionaria" che con spirito profetico, anche con l'apporto dei carismi dei vari movimenti presenti in diocesi, proponga con coraggio il messaggio di Cristo, morto e risorto per la salvezza di ogni uomo, e della sua Chiesa, sacramento di salvezza per l'umanità intera. Si tratta dunque di riscoprire una ecclesiologia di comunione per dare vita a comunità di cristiani adulti che siano un segno credibile per i lontani, mediante una catechesi sistematica basata sulla Parola di Dio, sulla tradizione della Chiesa, sulla testimonianza della fede in un autentico cammino di conversione.

Fase preparatoria
Per preparare la visita pastorale, è stata avanzata la proposta di continuare l'esperienza significativa del "Popolo in missione", coinvolgendo le parrocchie dove ancora non è stata attuata, magari mediante un documento del Vescovo che sia di incoraggiamento ai parroci. Nel caso di unità pastorali con scarsità di "operai", si potrebbe pensare ad inviare missionari laici da altre zone o unità pastorali della diocesi come aiuto e sostegno reciproco nell'opera di evangelizzazione.
Al termine di questo itinerario, si ritiene prioritario discernere nell'unità pastorale quale seguito debba avere l'annuncio del Vangelo portato di famiglia in famiglia, in modo da offrire una via concreta a quanti hanno maturato il desiderio di incontrare Gesù Cristo.

Fase di celebrazione
Si è constatata, dopo il Congresso Eucaristico, la validità delle feste come momento di aggregazione e di comunione, anche fra le diverse realtà delle zone pastorali; sarebbe opportuno continuare su questa linea, promuovendo celebrazioni significative arricchite, come già è stato fatto, da testimonianze di coppie cristiane come segno di speranza in questa realtà scristianizzata, specialmente per le famiglie lontane.
Un risalto particolare è stato dato alla figura del vescovo, che nella sua visita pastorale appaia in modo concreto come l'apostolo cui si riconosce l'autorità della fede e come missionario, colui che per primo annuncia con la sua parola il vangelo, risvegliando la fede e rendendo credibile la realtà della nuova evangelizzazione.
I gruppi hanno considerato in modo positivo la proposta di svolgere la visita pastorale per unità pastorali, perché considerano necessaria la comunione tra i parroci e il raccordo tra le varie iniziative; l'unità pastorale può essere una risorsa al fine di creare una "rete" tra le varie proposte per la famiglia, a partire da quelle esistenti, da diffondere sul territorio, attraverso i vari organi di stampa, radio, televisione...
Per quanto riguarda le modalità concrete di svolgimento della visita pastorale, si è proposto che essa duri almeno dieci giorni, raggiungendo due obiettivi:
1) avviamento della formazione dei catechisti di pastorale familiare (in quattro incontri bisettimanali, il primo dei quali avvenga nel contesto dei giorni di visita pastorale):
- incontro del Vescovo con i parroci, l'équipe zonale di pastorale familiare e i catechisti di pastorale familiare;
- catechesi del vescovo sul tema La missione della famiglia cristiana nel mondo;
- annuncio del kerigma;
- conclusione ed invio (anche in forma liturgica) dei catechisti della pastorale familiare;
2) incontro del vescovo con le famiglie dell'unità pastorale in una liturgia della Parola con agape finale.

GRUPPO 3
QUALE VISITA PASTORALE PER IL MONDO DELLA SOFFERENZA E DELLE NUOVE POVERTÀ?

Coordinatori: Simonetta Cesarini, Tiziana Nicolini, don Giacomo Rossi
Presenti 47 persone

La visita pastorale sia un momento di incoraggiamento, un messaggio di speranza, una testimonianza di vicinanza alla gente. In particolare si incoraggino quei familiari che assistono i sofferenti. Nella visita pastorale la comunità cristiana, a cominciare dal suo vescovo, testimoni di più la gioia della fede e dell'amore.

Fase preparatoria
Attenzione al territorio: creare un osservatorio per unità pastorale in modo da conoscere la realtà. Lettera del Vescovo ai malati. Aiuto e aggiornamento dei parroci sulla carità pastorale. Incontri di formazione zonali (non solo diocesani come già accade) per gli operatori (come porsi vicino al povero). Missione al popolo vista come modo per conoscere i bisogni delle famiglie e per testimoniare la speranza cristiana. "Banca del tempo", questa volta con un significato cristiano (da creare in ogni zona). Catechesi al popolo per la promozione dei poveri.

Fase di celebrazione
Incontro tra gli ultimi: Pian di Massiano, scalette... Visita alle strutture di sofferenti, alcuni suggeriscono di prediligere i luoghi "più laici". Visita particolare del vescovo nelle case di malati, famiglie a rischio, extracomunitari. Visita del vescovo ai carcerati con un incontro personale; preghiera particolare d'ogni comunità parrocchiale per i carcerati. Pellegrinaggi zonali con i malati, presieduti dal vescovo. Punto spirituale visibile: es. una tenda, una roulotte... per incontrare gli ultimi (in zona o in diocesi).

Fase di verifica
Casa del povero da costruire in ogni zona (dove possibile), in modo da dare forma a quello che era un progetto per il Congresso Eucaristico. Promuovere il diaconato permanente come "segno" di servizio ai più poveri.

GRUPPO 4
QUALE VISITA PER GLI "AMBIENTI DI VITA"?

Coordinatori: Lina Caiazzo, Maddalena Mazzeschi, Rita Ferri
Presenti 50 persone

Fase preparatoria
Svolgere una seria azione di sensibilizzazione presso le famiglie, le parrocchie (specialmente quelle "dormienti") e gli ambienti di vita, attraverso l'impiego di laici preparati (anche nella forma del "popolo in missione", ma da adattare agli ambienti). Obiettivo è stimolare l'interesse e l'amore di laici e presbiteri per l'evento della visita pastorale.
Svolgere una seria verifica della realtà diocesana:
- a livello diocesano mediante incontri degli uffici pastorali con il vescovo;
- a livello parrocchiale convocando e riflettendo insieme a tutte le persone che partecipano alla comunità parrocchiale;
- a livello di consiglio presbiterale, con un chiarimento sui motivi della "bocciatura" di tante iniziative diocesane.
Svolgere nelle unità pastorali incontri di preparazione per i diversi ambienti di vita, in cui coinvolgere sia persone appartenenti sia non appartenenti alla comunità cristiana. Obiettivo è creare unità di intenti, abbattendo gli steccati tra parrocchie e tra aggregazioni laicali. È importante anche fare un "censimento" delle risorse disponibili.
Per svolgere la visita sul territorio si assumano informazioni anche a livello socio-economico e culturale.
Nel suo programma il vescovo esprima chiaramente le proprie aspettative per la visita negli ambienti.

Fase di celebrazione
L'arcivescovo vada ad incontrare le persone con la preoccupazione di ascoltarle:
- per conoscere la situazione reale;
- per visualizzare le "risorse" e valorizzare le energie del territorio;
- per individuare le persone da contattare, a livello personale, stimolando la loro collaborazione su progetti da pensare e realizzare insieme. A livello di ambienti, i contatti personali sono insostituibili:
- per scoprire e rimuovere, all'interno delle stesse comunità cristiane, gli atteggiamenti e i comportamenti caratterizzati da eclettismo, individualismo, religiosità emotiva, devozionalismo, ritualismo, miracolismo, relativismo etico, idolatria...;
- per indirizzare, consigliare e sostenere (insieme a laici preparati e presbiteri) una formazione teologica, biblica e pedagogica seria, a lungo respiro e non immediatamente funzionale ad un servizio immediato. Ciò appare urgente sia per i laici che svolgono un ministero, sia per i presbiteri, sia per tutti gli insegnanti di religione cattolica;
- per incoraggiare con forza la ripresa di quella dedizione originariamente evangelica al processo educativo, per aiutare a ricostruire l'"io disperso" dei ragazzi, ma anche di molti adulti;
- per incontrare, all'interno delle varie comunità parrocchiali, la presenza di cristiani spesso lasciati ai margini: stranieri, italiani provenienti dal sud (spesso riuniti in gruppi chiusi), divorziati (ma con nuove famiglie e figli inseriti in parrocchia), presbiteri che hanno lasciato il ministero, ex-religiosi ed ex-religiose... Ciò farà emergere forme di "razzismo", ma anche molte risorse da valorizzare, per una piena integrazione;
- per individuare i problemi che vivono i cristiani che lavorano negli uffici pubblici, dove spesso, per la difficoltà a vivere la fede e il rischio di venire emarginati, si preferisce rimanere "invisibili", fino - a volte - al compromesso e all'incoerenza.
La visita deve svolgersi anche negli ambienti di vita e di lavoro, non però in forma di "parata", dove tutto (persone, discorsi...) è già pronto, ma in forma di incontro interpersonale.
La visita deve toccare le realtà più "periferiche" (in tutti i sensi), dove essa non è attesa, con semplicità e attenzione alle persone. Pare opportuno fare un incontro per i cristiani impegnati negli ambienti, e uno aperto a tutti.
La visita deve riguardare anche la società civile e gli organismi istituzionali.
Sembra importante l'atteggiamento del "farsi prossimo", non solamente a livello di situazioni di disagio sociale, ma a anche a livello culturale. Annunciare la "nuda" Parola, cercare di ri-educare, fare del volontariato, spesso è più facile e meno faticoso dell'interpretare l'esistente, dell'educare, dell'adoperarsi per la mediazione culturale. Queste cose appaiono però altrettanto necessarie per la nuova evangelizzazione.
Importante uno sforzo per concretizzare il progetto culturale, passando dal "moralismo" all'annuncio, per il quale bisogna trovare le modalità più opportune.
La visita pastorale faccia conoscere le risorse della diocesi e possibili percorsi di impegno personale, anche attraverso delle testimonianze.
Visitare le parrocchie passando, come Gesù, per ridare speranza e amore a ognuno, per stimolare aperture e relazionalità nuove, per ravvivare la corresponsabilità e la sinodalità, toccando i tasti della motivazione.
Si faccia attenzione a dare il massimo risalto alla visita pastorale sui mezzi di comunicazione.

Fase di verifica
Dopo la visita, far pervenire a parroci, comunità e singole persone incontrate tutto quanto "visto" e "ascoltato", per far circolare le risorse, per un nuovo cammino nella concordia, per una collaborazione nuova tra sacerdoti e una nuova apertura verso il territorio, per una riconciliazione che porti a gareggiare nello "stimarsi a vicenda": presupposti, questi, indispensabili per una nuova evangelizzazione.

GRUPPO 5
QUALE VISITA PASTORALE PER LE "STRUTTURE ECCLESIALI"?

Coordinatori: Massimo Liucci, don Paolo Giulietti, don Raffaele Zampella
Presenti 50 persone

La riflessione sulla visita pastorale si è articolata attorno ai diversi soggetti della "struttura ecclesiale" che ne dovranno essere coinvolti: presbiterio, consigli pastorali parrocchiali, parrocchie e unità pastorali. Si è posto l'accento in maniera particolare sulla preparazione: se la visita pastorale non troverà infatti un terreno preparato dal punto di vista della maturità ecclesiale delle persone più coinvolte nelle comunità cristiane, rischierà di essere solamente una "parata" e di non portare alcun frutto.
Per quanto riguarda gli strumenti per la preparazione, si suggerisce quanto segue:
- il calendario di massima sia diffuso con larghissimo anticipo; anche il calendario in dettaglio venga definito per tempo;
- il "questionario pastorale" sia articolato per UP (unità pastorale) e obblighi ad una conoscenza e un lavoro comune a livello di UP (ma consenta anche l'emergere di problematiche più parrocchiali);
- il questionario "amministrativo" sia articolato a dimensione parrocchiale.

Soggetti Fase preparatoria Fase di celebrazione Fase di verifica
Presbiterio
Si rileva la difficoltà dei presbiteri ad entrare nella mentalità della collaborazione e della diocesanità. Si rileva anche una permanente difficoltà ad accettare e valorizzare la corresponsabilità dei laici. Si rileva che le forme di vita comune del clero non hanno successo.
- Il vescovo incontri personalmente i preti di ogni unità pastorale, mettendo a tema la situazione attuale, i possibili scenari per il futuro, la collaborazione con i laici.
- Nel corso del prossimo anno pastorale, i ritiri del clero siano svolti sulle motivazioni, la cultura e le competenze della collaborazione (con incontri tenuti non solo da preti).
  - I preti di una medesima UP lavorino in maniera sempre più collegiale, soprattutto per quanto riguarda la programmazione e la formazione degli operatori pastorali.
- Siano incoraggiate e seguite le forme di vita comune del clero di una stessa UP.
- I diaconi dovranno assumere un proprio ruolo definito nel contesto della pastorale.
Consigli past. Parrocchiali
In molte realtà non funzionano o non vengono considerati importanti. Il loro rilancio sia un obiettivo principale della visita pastorale, che in ogni fase li consideri come interlocutori privilegiati del vescovo e veri promotori di pastorale.
- Condurre una seria verifica sui CPP, andando a vedere non solo se esistono, ma come sono state scelte le persone, come funzionano, con quale frequenza e su quali argomenti.
- Gli strumenti preparatori della visita (questionari ecc.) siano indirizzati al CPP.
- Tutti gli appartenenti ai CPP siano formati adeguatamente alla visita pastorale, anche mediante il ricorso ad una équipe di formatori da far girare per la diocesi.
- Sia richiesto ai CPP di una stessa unità di incontrarsi prima della visita per stilare un documento in cui presentare la realtà dell'UP e indicare due/tre emergenze pastorali che si intende affrontare insieme.
- Predisporre incontri specifici per i CPP e per gli operatori pastorali.
- Promuovere una visione pastorale d'insieme, che superi la logica dei settori e delle deleghe.
- In ogni parrocchla ci sia un CPP realmente rappresentativo e funzionante.
- In ogni UP si costituisca un consiglio pastorale. Esso per ora non sostituisce i diversi CPP; in futuro, però, sarà l'unico strumento di sinodalità e corresponsabilità dell'UP.
L'unità pastorale
È ancora largamente sconosciuta, e pochissimo praticata.
La sua promozione e la sua effettiva costituzione appaiono due obiettivi principalissimi della visita pastorale.
Anche l'attuale suddivisione territoriale appare in alcuni casi costruita per impedire il funzionamento reale della collaborazione; in alcuni casi, andrebbe profondamente rivista.
- Si facciano circolare le esperienze di lavoro a livello di UP che esistono già sul territorio diocesano.
- Si prepari un semplice strumento divulgativo per spiegare alla gente che cos'è l'UP e perché la visita si svolga su quella scala (depliant da consegnare casa per casa?).
- Si costituisca un gruppo di lavoro, che affianchi un presbitero referente per tutte le incombenze legate alla visita.
- Ogni volta che le persone siano incontrate "per settori" (giovani, lavoratori...), ciò avvenga a livello di UP.
- Il vescovo prenda fisicamente visione del territorio dell'UP.
- Si vari un assetto definitivo delle UP, rettificando la suddivisione attuale in vista della possibilità di un reale funzionamento.
- Si individui per ogni UP un "centro" (dotato dei servizi necessari e non necessariamente coincidente con una parrocchia) di riferimento.
- Ogni parrocchia sia valorizzata con una propria specificità pastorale, nel contesto dell'UP.
- Ogni UP abbia un suo "piano pastorale". Almeno per alcuni settori di attività.
Le parrocchie
Costituiscono ancora la cellula fondamentale della vita ecclesiale. Anche se la visita avverrà sulla misura dell'UP, non devono essere trascurate.
  - Nel contesto della visita, si lasci ad ogni parrocchia che lo desideri la possibilità di avere un incontro con il vescovo, nella forma e sui temi che preferisce.  

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