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Chiesa di Dio, popolo in cammino




A conclusione del Convegno pastorale diocesano 2000, l'arcivescovo ha presieduto la liturgia eucaristica nella cattedrale di San Lorenzo. Dopo aver tratteggiato le linee pastorali per la Chiesa perugina-pievese per il prossimo anno, con al centro l'avvio della visita pastorale, ha presentato alla comunità i nuovi presbiteri e diaconi consacrati durante il sacro rito. Sono: Raffaele Zampella, della parrocchia di Solomeo, ordinato presbitero; Paolo Borrella, della comunità benedettina di Perugia, ordinato presbitero; Pietro Mori, della parrocchia di Ospedalicchio, ordinato diacono permanente; Bruno Roscioli, della parrocchia di Ponte Felcino, ordinato diacono permanente.

1. Ho delineato da tempo la traiettoria pastorale della nostra Chiesa, a partire dalla riorganizzazione del territorio diocesano in forme più aderenti alle nuove esigenze (zone e unità pastorali) e dalla valorizzazione dei laici con i ministeri laicali e la corresponsabilità ecclesiale; proseguendo con il IV Congresso Eucaristico diocesano in preparazione al Grande Giubileo; con il Giubileo in diocesi; ed ora con la visita pastorale per confermare la Chiesa perugina-pievese nella fede; e infine, in prospettiva, con il sinodo diocesano. Entro questo percorso, l'attenzione va tutta incentra sulla nuova evangelizzazione, particolarmente per le famiglie e per i giovani. Quanto alle linee programmatiche della visita, imperniata sulle unità e sulle zone pastorali, dovrò riflettere più pacatamente sulle relazioni dei gruppi di lavoro (che ringrazio per la loro preziosa collaborazione), al fine di delineare un quadro organico di pastorale d'insieme.
Per il momento mi limito a descrivere il mio stato d'animo verso questa mia Chiesa locale, che è come lo stato d'animo di Gesù verso Gerusalemme: ad essa era tutto orientato il suo cammino, e Gerusalemme egli desiderò sempre più bella, come sposa adornata per il suo sposo. Un vescovo non può non amare appassionatamente il popolo affidato alle sue cure e spendersi per esso. Pregate perché possa rendere il mio servizio pastorale (che sant'Ambrogio chiamava officium amoris, dovere d'amore, definendo poi il vescovo vicarius amoris Christi, vicario dell'amore di Cristo) con entusiasmo, capacità e buona salute, o almeno quel tanto che basta per fare decorosamente il mio dovere di padre nella fede.
Certamente queste iniziative, non nuove nella Chiesa perugina ma riproposte periodicamente con rinnovato entusiasmo, varranno a stimolare energie sopite, a ridestare ideali mai rinnegati, a ridare slancio ed entusiasmo a preti e laici. Lo Spirito Santo di Dio consolidi la nostra speranza.
2. Non vorrei passare sotto silenzio la data di oggi, 29 giugno: è la festa di Pietro e dei suoi successori nella cattedra di Roma, chiamati a "confermare" la fede di tutti i fratelli (vescovi e semplici battezzati), soprattutto in tempo di crisi e in situazioni di difficoltà. Il papa attuale, peraltro, è notoriamente portatore di un carisma specifico al riguardo: conferma ogni popolo nella fede e si fa apostolo dei tempi futuri, parlando agli uomini e non solo alla Chiesa, con la decisione, la forza e la lungimiranza propria dei profeti. Solo chi non vuol vedere ne minimizza la forza interiore e la capacità di parlare al mondo e di esserne compreso.
Come credenti, sentiamo il bisogno di amarlo apertamente e di sostenerlo con il nostro affetto e la nostra preghiera, e anche con l'obolo tradizionale per la carità del Papa, così come faceva la comunità di Gerusalemme quando Pietro fu messo in carcere. Per quanto lo riguarda, è proprio dalla sua debolezza (oggi anche fisica) che il Papa trae la forza e il coraggio di seguire e di testimoniare il suo divin Maestro. Certamente è sempre in opera lo Spirito Santo che guida la sua Chiesa, e sorregge anche il Papa nelle traversie del tempo; ma c'è anche in Giovanni Paolo II questa indomita volontà di non deflettere neppure per un istante dal suo dovere, che è anche la sua croce quotidiana.
3. Oggi m'è data la gioia di promuovere all'ordine del presbiterato due operai nella vigna del Signore: l'uno, Raffaele, chiamato alla prim'ora dopo esperienze di maturazione sia nel lontano Perù che tra i giovani e le comunità della seconda zona pastorale; l'altro, Paolo, che giunge ad ora più tarda, dopo aver tanto desiderato questo servizio alla Chiesa già negli anni d'un singolare lavoro professionale nell'organico della Polizia di Stato. L'uno sarà sacerdote di Dio nella vita diocesana, l'altro lo sarà nel monastero benedettino di San Pietro: ambedue sono segni di fiducia in tempi di tenace carestia di consacrati.
Tutta la Chiesa diocesana fa festa e si rinnova per questi segni di predilezione che Dio ci manda, cui ne seguiranno altri se avremo fiducia in Dio e lavoreremo, già con la pastorale della preghiera, perché le sue chiamate non siano disattese né dai giovani né dai genitori e dagli educatori.
Ambedue saranno, in mezzo al popolo di Dio, "saggi pastori", capaci di condurre in pascoli buoni la porzione di gregge loro affidata. Ma saranno buoni pastori, e non dei mercenari, se sapranno vegliare a difesa del gregge tramite la preghiera prolungata e perseverante; se impareranno a conoscere le loro pecorelle una ad una, con le loro esigenze e le loro attese, e vorranno ascoltare con pazienza (oh! quanto è grande la carità dell'ascolto affettuoso!); se le guideranno verso i pascoli buoni della Parola di Dio e del magistero autentico della Chiesa che fa giungere a noi, per l'azione dello Spirito, il senso esatto di quelle Parole; se le cureranno quando capiterà loro di ammalarsi, soprattutto di mal d'anoressia dinanzi al buon cibo della grazia, o di mal di bulimia dinanzi ai fast food inutili, solo di vanità e di illusioni; se sapranno aprirle alla piena conoscenza del Dio di Gesù Cristo e della sua verità incontrovertibile; se si batteranno per difenderle dai tanti lupi rapaci che le minacciano, dalle menzogne del principe della menzogna, il Satana, dalle pressioni della cosiddetta opinione pubblica, spesso faziosa e vuota di valori.
Carissimi, siate fieri di questa vostra vocazione presbiterale e rinnovate ogni giorno, come buoni pastori, il vostro sì al servizio con l'entusiasmo e la gioia di questo giorno.
4. Accanto ai due presbiteri ho anche promosso al diaconato permanente due uomini maturi, che hanno già ben servito nelle loro comunità di provenienza e in diocesi. Sono due uomini coniugati, accompagnati dalle loro spose, le quali accettano di essere collaboratrici nel ministero diaconale dello sposo.
Da quando la Chiesa cattolica ha ripristinato con il Concilio Vaticano II il diaconato permanente, già sei uomini sposati hanno ricevuto in diocesi il diaconato. Non si tratta di un semplice servizio laicale limitato e temporaneo, ma di un ministero esecutivo a tutto campo, con valore sacramentale e quindi irrevocabile, esercitato a nome e per conto della Chiesa che chiede e dà lavoro in campi specifici di azione pastorale sulla base delle competenze e delle necessità, soprattutto organizzative. Anche questo è un segno di vitalità e di speranza.
La icona specifica del diacono è quella del "servo", come lo fu Gesù: servo del Padre con la preghiera e la fedeltà alla Chiesa, e servo della comunità, specialmente dei più poveri, con la misericordia e la condivisione.
È una icona che - come sapete - ha anche un suo emblema, e cioè uno specifico capo di abbigliamento: il grembiule del servizio, quello che Gesù indossò per la lavanda dei piedi ai suoi apostoli. È un capo di abbigliamento che deve stare nel guardaroba morale di ogni diacono, sia che serva nella parrocchia e nell'unità pastorale, sia che serva nelle attività diocesane, pur esse bisognose di presenze diaconali che liberino i preti per il servizio presbiterale.
Siate fedeli al Vangelo, carissimi. Quel che proclamate con autorità sia prima vissuto, sperimentato, verificato nella vostra vita in maniera da essere esemplari nei vostri comportamenti, nelle scelte, nelle parole. D'oggi innanzi il servizio, che già fate nelle parrocchie o in diocesi, acquisterà un valore diverso perché c'è di mezzo il dono del sacramento; come membri dell'Ordo diaconorum, affiancato all'Ordo presbiterorum e in adiutorium al servizio del vescovo e del suo presbiterio.
Tutti voi, presbiteri e diaconi della Chiesa perugina, sentitevi accompagnati in questa missione dalla Vergine Santa, cui vi ho affidato nel recente pellegrinaggio a Lourdes.

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