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I Fatebenefratelli a Perugia: una testimonianza




Le notizie della "storia" dei Fatebenefratelli a Perugia sono già state ricercate, sono già fissate sui documenti, sono già note. Le notizie della "cronaca" sono facilmente accessibili, e riguardano soprattutto la superficie dei fatti: i numeri, le quantità, gli episodi...
Vorrei cercare, in queste poche righe, di guardare un po' più nel profondo, per tentare di percepire il messaggio, l'annuncio, la testimonianza che per me personalmente, ma, credo, per tutta la parrocchia, la città e la diocesi, sono i Fatebenefratelli e lo loro opera a Perugia. In sintesi:
1) I Fatebenefratelli ci ricordano che ci sono anziani _ e questo è ovvio! _, ma anziani in situazioni difficili, anche nella nostra società opulenta e tecnicizzata;
2) ci ricordano allora il dovere di accogliere quelli che nessuno accoglie, le situazioni più penose;
3) ci insegnano a collaborare con le istituzioni pubbliche; distinti, ma in sintonia;
4) col loro stesso nome, ci ricordano un'esigenza umana e cristiana fondamentale;
5) concretamente, in parrocchia, sono lo spazio per la solidarietà umana, e per la "carità" cristiana.
a) La nostra società tende a isolare ie situazioni difficili e imbarazzanti: a Zurigo c'è un parco dove i tossicodipendenti si possono andare a "bucare" (dove cioè si possono radunare a morire), e il comune passa gratuitamente la siringa sterile...
Ma tutti i cittadini sembrano tranquilli, perchè così non intralciano ií cammino degli altri. Un istituto come il Fatebenefratelli, nel centro della città, rende continuamente presente questa realtà, e costringe tutti a un imbarazzante esame di coscienza.
b) In tutto questo, naturalmente, le situazioni più penose sono le più difficili a gestirsi. Nessuno può giudicare le famiglie.. ci sono circostanze che una famiglia, da sola, non riesce a sostenere. E non tutti gli istituti sono pronti (o attrezzati) per sostenerle... Dai Fatebenefratelli possono andare tutti, anche quelli che nessuno può (o vuole...) accogliere. Ma nello stesso tempo "predicano" a noi di fare quanto sta in noi per queste persone; e che nessuno può essere "buttato via"...
c) A Perugia sia l'edificio che l'amministrazione è responsabilità delle strutture pubbliche. Non conosco da vicino la situazione, immagino che a volte ci saranno difficoltà di vario genere... E tuttavia vedo un segno anche in questo: parlando da credente, da membro della comunità ecclesiale, mi sembra giusto che noi i cristiani siamo al servizio dell'uomo, nelle strutture normali dell'uomo, senza pretendere di averle tutte per noi, e collaborando sinceramente.
d) Quasi mai uno si ferma a "centellinare" il nome, Fatebenefratelli. Ma se uno si ferma a pensarci, ritorna in mente il grido di San Giovanni di Dio, e siamo invitati anche noi, oggi, a fare il bene ai nostri fratelli...
e) Nella nostra parrocchia nel cui ambito sorge l'istituto il Fatebenefratelli è lo spazio per esercitare la solidarietà e la "carità" cristiana. Quando si fa visita agli anziani, con i vari gruppi, anche con i più grandi delle elementari, o con gli scauts, o con i volontari che _ da varie parrocchie _ danno una mano, concretamente, si esce con una certa tristezza, è vero, a volte con un certo disagio, ma sempre sostretti a guardarci dentro, a guardare a come viviamo la nostra vita, a pensare alla preziosità di questo servizio agli "ultimi" della nostra società.
Tante volte passiamo accanto alltistituto dei Fatebenefratelli (come la gente lo chiama da sempre); se ci fermiamo a pensare un pò, sentiamo l'eco di un messaggio che ci invita alla solidarietà. E questo grazie ad alcuni religiosi, che magari non fanno notizia per i giornali, ma che fanno notizia davanti a Dio: perchè nessun bicchiere d'acqua dato a un povero,
resterà senza ricompensa.

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